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Il ruolo dei curdi all’interno della nuova coalizione islamica

Di Mohammad Wani. Elaph (25/12/2015). Traduzione e sintesi di Alessandro Mannara.

Dopo il crollo del partito Ba’th e la totale perdita di potere in Iraq dei partiti sciiti filo-iraniani, si presupponeva un miglioramento delle relazioni tra Kurdistan e Paesi del Golfo, in particolare con l’Arabia Saudita. Tuttavia, la dipendenza di tali Paesi dai partiti sunniti arabi e dai rispettivi leader al fine di avere un punto di appoggio in Iraq, ha portato all’esclusione dei curdi dai calcoli politici. Calcoli errati a quanto pare, dato che alla fine hanno realizzato di aver ignorato il potere dei curdi e di aver preso in considerazione solamente quei partiti sunniti arabi, disomogenei a livello politico, ideologico e sociale, in grado, a detta loro, di difendere gli interessi dei sunniti, la loro unità e fermezza di fronte alle sfide cruciali rappresentate da movimenti e partiti settari sostenuti dall’Iran.

Questi partiti, però, hanno fallito miseramente nell’affrontare l’egemonia sciita, aumentata sempre di più durante il governo di Nouri al-Maliki, tanto da non esser stati neanche in grado di ottemperare ai propri doveri nei governi successivi ai quali hanno preso parte. Di conseguenza, non hanno disatteso soltanto le aspettative dei Paesi del Golfo, Paesi che hanno fornito un supporto inimmaginabile, bensì anche quelle degli iracheni sunniti. Ad oggi le loro politiche sono ancora vaghe, prive di decisioni che pongano fine allo stato di disgregazione in cui versano; si ritrovano così di fronte ad un bivio: arrendersi e lasciarsi trascinare dall’inevitabile oppure essere perseguiti dalla legge.

L’invasione della città di Mosul e di altre città sunnite da parte di Daesh (ISIS) ha messo fine al ruolo dei partiti sunniti. Di conseguenza i Paesi del Golfo hanno puntato gli occhi su un’altra forza sunnita che ha iniziato ad emergere e ad attirare l’attenzione della comunità internazionale grazie ai successi ottenuti nella lotta contro Daesh e sciiti. Si tratta della crescente forza curda che ha sconfitto Daesh a Sinjar e ha combattuto le milizie sciite a Tuz Khormato, riuscendo a neutralizzarle.

I Peshmerga godono del sostegno della comunità internazionale ed in particolare del Regno Unito; Cameron infatti li ha paragonati alle truppe di terra inglesi in Iraq. La mia speranza è che possano formare parte integrante del sistema militare della nuova alleanza islamica. Se la strategia dei Paesi del Golfo contava sulle forze sunnite arabe per ottenere dei vantaggi mai ricevuti, la nuova strategia adottata dal Custode delle Due Sacre Moschee, Salman bin Abd al-Aziz, e incarnata dalla coalizione islamica “sunnita”, raggrupperà Stati, movimenti e potenze sunnite del mondo islamico, tra cui le forze curde, sotto un unico ombrello al fine di affrontare le minacce che affliggono il mondo musulmano.

Evidentemente la calda accoglienza ricevuta dal presidente del Kurdistan in Arabia Saudita da parte del monarca, dei ministri e dei principi della famiglia reale, è prova del fatto che i curdi occuperanno un posto di rilievo nell’alleanza islamica, la quale comprende al suo interno più di 35 Stati islamici.

Mohammad Wani è un giornalista del Kurdistan iracheno.

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Roberta Papaleo

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