Cultura Marocco Musica

Il rock marocchino con gli Hoba Hoba Spirit

Gli Hoba Hoba Spirit sono una band marocchina di Casablanca tra i più famosi membri di quel movimento artistico chiamato Nayda. La loro musica è basata sulla fusione tra rock, reggae funk e ritmi tradizionali africani come la musica gnaoua.

Nel 1998 per la prima volta, l’OVNI musical Hoba Hoba Spirit è apparso all’estero sotto forma di un duo casablanchese festivo e senza pretese, se non quella di animare e rallegrare le serate. Reda, chitarrista, autore e compositore, si unisce ad Abubakr, percussionista e cantante. Il loro repertorio: il vecchio rai, il rock, la gnaoua e tutte quelle musiche o ritmi che sarebbero poi diventati la hahia attitude, ovvero un desiderio smisurato di fare festa. Un virus contagioso che seduce il fratello più giovane di Abubakr, chitarrista da camera prima di unirsi alla band nel 1999.

Danno il loro primo vero concerto alla Fondazione di Opere Laiche (FOL) di Casablanca alla fine del 1999, da cui ne susseguono molti altri con le hits “Bienvenue à Casa“, “La télé“, “Khoroto Connection“, “H’rig“, o l’emblematica ripresa di Nass El-Ghiwane “Fine ghadi biya khuya“. Reda ai testi, usa parole chiare, decise, caustiche in un’alchimia di franco-darija mai sentita prima. Nell’estate 2002 Adil (batteria) e Amadou (basso) accrescono la formazione per provare qualche mese più tardi alla FOL che gli Hoba Hoba Spirit prendono ormai il live sul serio, malgrado la partenza di Abubakr. Riescono a convincere l’organizzatore del Festival Gnaoua e di Musiche del Mondo di Essaouira, uno dei festival più importanti del paese, che li invita all’edizione 2003. Inizia una nuova storia. La stampa si infiamma e la band eredita l’etichetta di “rivelazione di Essaouira 2003″. Il primo album eponimo è distribuito ovunque. Dopo il successo di Essaouira, il gruppo si esibisce a Safi, Fes, Tangeri, Agadir, El Jadida, Casablanca, Marrakech, Rabat. Poi recluta Oubiz (canto e percussioni) e rimpiazza Amadou con Saad al basso. Il malessere della gioventù marocchina non è mai stato descritto così, liberato dal conformismo, dall’ipocrisia sociale, con un bisogno viscerale di fare festa… forse per dimenticare. O semplicemente per farci amare la festa alla marocchina, quella vera, dove si suda e si finisce con l’abbracciarsi.

Anche quest’anno si sono esibiti su uno dei palchi del Festival di Essaouira, ad ormai 12 anni dalla loro prima partecipazione all’evento.



Roberta Papaleo

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