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Siria: il regime non ha mai negoziato

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Di Khairallah Khairallah. Al-Arabiya (10/02/2016). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Khairallah Khairallah
Khairallah Khairallah

È impossibile negoziare col regime, perché questo non crede nell’offrire concessioni.

È stato normale sospendere i colloqui sulla Siria a Ginevra, considerato che somigliavano più ad un dialogo tra sordi. Non c’è un punto d’incontro per affrontare la crisi in mezzo alla mancanza di un accordo tra le potenze influenti, in particolare Washington e Mosca, su una fase di transizione che trasferisca il potere dal presidente siriano Bashar al-Assad.

Tutte le soluzioni che si discostano da una fase di transizione sono una perdita di tempo, in quanto ignorano il fatto che il regime siriano è collassato e non ci sono soluzioni politiche o militari che possano ripristinarlo. La Russia e l’Iran l’hanno capito?

È impossibile negoziare col regime, perché questo non crede nell’offrire concessioni. Quando è forte, sebbene le sue fonti di potere provengano dall’esterno – come accade ora – ritiene che le concessioni siano sinonimo di debolezza. Quando è debole, non fa concessioni per il bisogno di apparire forte. 

Trentaquattro anni fa, ad Hama, il regime fece un massacro, uccidendo migliaia di persone. Usò i crimini dei Fratelli Musulmani come scusa. Alcuni crimini erano veri, ma il regime attaccò tutta la città e distrusse interi quartieri. Voleva che Hama fosse un esempio per ogni siriano che osasse alzare la testa. Col passare del tempo, il mondo ha accettato quel massacro. 

Prima di ciò, nel 1976, truppe ed apparati siriani erano entrati in Libano per controllare l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e per indebolire la presenza cristiana nel Paese. Nessuna città libanese fu risparmiata dall’ingiustizia del regime siriano, che prima puntò le città cristiane lungo il confine, come Al-Qaa e Al-Ayshya, e poi Zahle e il quartiere di Beirut Ashrafieh. Non risparmiò nemmeno la sunnita Tripoli.   

Il regime negozia solo per guadagnare tempo. Non ha mai voluto riprendere le Alture del Golan. Le trattative avevano come obiettivo mantenere la politica di “no guerra, no pace” con Israele, nell’interesse di entrambe le parti.

Nemmeno nelle due occasioni in cui il regime si è arreso si sono svolti negoziati. La prima volta, nel 1999, espulse il leader curdo Ocalan quando la Turchia minacciò di invadere la Siria. Si ostinava a dire che non lo aveva accolto, nonostante le prove fornite da Ankara nel 1998 – l’indirizzo dell’appartamento a Damasco, il numero di telefono e una lista di persone che avevano parlato con lui. La seconda volta fu quando il regime ritirò le sue truppe dal Libano tra le proteste per l’assassinio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, nel 2005. I libanesi non avevano dubbi che dietro a quel crimine ci fosse il regime siriano.    

Sulla base di queste esperienze del recente passato, è improbabile che a Ginevra si ottenga qualcosa. L’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, è diventato un mero gestore della crisi. La sua incapacità non è dovuta solo al fatto che non sa niente della Siria, del suo popolo o del regime, ma anche al fatto che Russia e Iran non vogliono una soluzione.

Non c’è nessuna guerra russa o iraniana contro Daesh (ISIS), ma solo contro il popolo siriano e l’opposizione moderata, nel tentativo di sostenere il regime in modo che l’opposizione accetti un governo di unità nazionale. La realtà però è che la maggior parte dei siriani rifiuta il regime.

L’unico aspetto positivo di Ginevra è che l’opposizione non ha boicottato i colloqui. Al contrario, ha ribadito la richiesta di un piano per la dipartita del regime. La resa degli Stati Uniti alla Russia sulla Siria non favorirà progressi, ma questo status quo può continuare all’infinito? Gli americani e i russi non hanno interesse a porre fine alla crisi. Quello che si può dire dei colloqui di Ginevra è che puntano a finire la Siria stessa.

Khairallah Khairallah è un editorialista arabo, redattore estero di Annahar dal 1976 al 1988 e caporedattore di Al-Hayat dal 1988 al 1998. 

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


Roberta Papaleo

1 Commento

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  • Alla ripresa del 25 del mese a cercare di boicottare gli accordi sarà la Turchia, dopo che l’ONU avrà onvitato una delegazione dei Curdi di Siria.
    Ritengo, tuttavia, che andranno avanti ugualmente.
    I Jihadisti dovrebbero aver compreso di aver raggiunto il limite delle loro possibilità, mentre il Governo Siriano desidera una ufficializzazione in sede ONU della propria vittoria sul terreno.

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