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Il Ramadan in Francia: tra ottimismo e preoccupazione

Di Auras Zibaui. Al-Hayat (04/07/2015). Traduzione e sintesi Alessandro Balduzzi.

L’attacco a uno stabilimento di produzione di gas nei pressi di Lione perpetrato da Yassin Salhi, immigrato di origine marocchina, ha gettato un’ombra sul sacro mese di Ramadan tra i membri della comunità araba e islamica in Francia. Sin dalla strage alla rivista satirica Charlie Hebdo, i musulmani della diaspora attendono con preoccupazione le notizie di atti terroristici in Europa, coscienti di come ciò si possa ripercuotere sulla loro vita quotidiana sotto forma di un crescente successo dell’estrema destra e di una sempre più diffusa islamofobia.

La comunità arabo-musulmana ha raggiunto tra i cinque e i sei milioni di individui secondo le stime ufficiali, attestandosi come prima comunità di emigranti in Europa. I membri osservano usi e tradizioni come fossero in patria, ivi inclusi il digiuno quotidiano di più di 18 ore, le riunioni familiari e le varie celebrazioni del sacro mese di Ramadan.

In alcuni quartieri di Parigi e della periferia ad alta presenza musulmana, il Ramadan è celebrato anche nei negozi che vendono cibi e dolci tipici del mese sacro provenienti sia dal Maghreb che dal Mashreq: datteri, spezie, acqua di rose, frutta secca, etc. E tutto ciò non solamente nei negozi di proprietà degli espatriati arabo-musulmani, ma anche nelle catene di supermercati diffuse in tutto il Paese come, tra le altre, Carrefour.

Oltre ai raduni con parenti e amici in occasione della rottura del digiuno, rito imprescindibile durante il mese di Ramadan è la preghiera in una delle 1700 moschee francesi costruite per soddisfare le esigenze religiose della comunità musulmana, sempre più numerosa a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Sebbene la maggior parte di esse non sia riconoscibile dall’esterno, alcune delle moschee storiche sono autentici gioielli architettonici, come quella del Quartiere Latino nei pressi dell’Institut du Monde Arabe a Parigi, eretta dopo la prima guerra mondiale in uno stile ispirato all’Andalusia e al Marocco, o quella di Evry Courcouronnes, a 30 km dalla capitale ed estesa su una superficie di 7000 metri quadrati che la rende tra le più grandi d’Europa.

Iniziativa meritoria durante il mese di Ramadan è anche la distribuzione del cibo ai bisognosi dopo la rottura del digiuno, di cui si occupano numerose associazioni benefiche come il gruppo Une chourba pour tous, attivo in tutti i venti arrondissements parigini.

Ramadan significa anche un fitto calendario di manifestazioni culturali. A Lione, ad esempio, il 12 luglio si terrà la seconda edizione delle “Notti di Ramadan”, iniziativa nata con l’intento di organizzare incontri a carattere culturale, religioso e sociale che trattino gli aspetti spirituali del mese sacro coinvolgendo una platea eterogenea per età e interessi. A Parigi, invece, l’Institut des Cultures d’Islam, nel cuore del diciottesimo distretto, a forte concentrazione arabo-musulmana, realizza una serie di eventi dal titolo “La voce degli assenti”, comprendente mostre e incontri con personaggi quali la poetessa siriana Hala Mohammad e lo scrittore ed editore Farouk Mardam-Bey, anch’esso siriano. Presso il municipio di Parigi, infine, il 9 luglio avrà luogo una serata musicale che durerà dalle 20 alla ripresa del digiuno.

Nonostante la tirannia degli avvenimenti politici e il timore dei musulmani francesi nei confronti delle ripercussioni presenti e future sulla loro vita, il mese di Ramadan porta con sé un senso di fratellanza e coesione. Ciononostante, in molti sottolineano la crescente coscienza di questi espatriati per quanto riguarda il proprio destino nel Paese che li ha accolti e le sfide che si trovano ad affrontare; tra questi anche il politologo Nabil Ennasri, presidente del Collettivo dei Musulmani di Francia e autore del libro Les 7 défis capitaux: Essai à destination de la communauté musulmane de France”.

Ennasri guarda in maniera positiva all’Islam d’Oltralpe, motivando il proprio ottimismo anche con la decisione di tutti i musulmani di cominciare, per quest’anno, il sacro mese di Ramadan lo stesso giorno, superando le divisioni e i conflitti delle varie organizzazioni religiose; un altro fattore che fa sperare bene è la volontà dei musulmani di giocare un ruolo sempre più rilevante nel tessuto sociale e nel mercato del lavoro, superando grazie a una rinvigorita coscienza civica e politica le campagne discriminatorie condotte contro di loro da alcuni mezzi d’informazione.

In definitiva, i membri della comunità musulmana intendono perseguire la piena integrazione in seno alla società francese, affermando il proprio status di cittadini, condannando la ghettizzazione e rifiutando l’equivalenza tra religione, violenza e terrorismo: l’Islam non ha nulla a che spartire con l’estremismo fanatico di una manciata di terroristi.

Auras Zibaui è corrispondente da Parigi per Al-Hayat.

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Roberta Papaleo

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