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Il “Piano Marshall” europeo per fronteggiare la crisi siriana

Di Wasim Ibrahim. As-Safir (23/01/2016). Traduzione e sintesi di Federico Seibusi.

Dopo la Turchia, che ricatta l’Europa attraverso i rifugiati, non ci vorrà molto prima che altri Paesi inizino a sfruttare questo fattore. Ora è il turno della Giordania e del Libano. Perciò, l’Unione Europea sta valutando l’attuazione di un “Piano Marshall” per questi Paesi, che fornisca loro sostegno sia per migliorare le condizioni di vita dei rifugiati, per ridurre l’incentivo a emigrare, sia per implementare i controlli tramite accordi taciti, impendendo ai rifugiati di dirigersi verso l’Europa.

Gli stati dell’UE continuano a fronteggiare la crisi dei rifugiati con logica matematica e hanno realizzato che le perdite economiche e politiche, causate dal caos dei rimedi individuali, saranno insostenibili. Così, ci sarà una nuova politica condivisa da parte dei Paesi europei che, dopo il continuo fallimento degli accordi, si baserà su un’enorme spesa sostenuta dalla totalità degli Stati.

La Germania sta seguendo questa strategia poiché rimane la destinazione principale della corrente migratoria. Il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, a margine del forum di Davos, ha esposto l’essenza della strategia che consiste nell’investimento di miliardi nelle regioni da dove arrivano i rifugiati con l’obiettivo di ridurre la pressione sui confini esterni europei e assicurare che l’UE non diventi una fortezza sotto assedio.

Inoltre, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha affermato che nel caso in cui non ci si accordi su una politica unitaria che metta fine alle differenze, la zona del trattato di Schengen potrebbe crollare in pochi mesi, dopo che numerosi Paesi hanno di nuovo imposto il controllo dei loro confini a tempo indeterminato. Queste politiche di emergenza hanno grandi ripercussioni sugli europei stessi, poiché l’Europa, la più grande economia al mondo, dipende enormemente sul mercato libero interno e sulla libera circolazione di persone e beni. La Commissione europea ha stimato che il totale delle perdite causato dall’attuale controllo dei confini raggiungerà i tre miliardi di euro l’anno. Da parte sua, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha affermato che il danno crescente è incalcolabile e ha avvertito che la fine di Schengen significherà la fine del mercato europeo interno.

Certamente le perdite politiche sono ben visibili e in crescita, specialmente con l’aumento dei partiti di destra radicali totalmente ostili al progetto dell’UE e interessati al ritorno dello Stato nazionale. Tutto ciò forza gli europei ad aprire il loro portafogli alla Conferenza internazionale dei Paesi donatori a Londra, dove attendono di sapere quanto pagheranno di preciso per fronteggiare le ripercussioni della crisi siriana.

In vista della Conferenza, il ministro degli Esteri della Giordania, Nasser Judeh, si è recato in visita a Bruxelles, dove durante la riunione dei ministri degli Esteri europei, ha esposto una lista di richieste economiche. Sembra che la richiesta principale sia di costituire una partnership economica speciale che permetta la facilità di transito dei beni giordani verso i mercati europei in cambio del miglioramento delle condizioni di vita dei rifugiati che Amman ha accolto.

Anche il Libano godrà di progetti simili. Infatti, il primo ministro libanese, Tammam Salam, prima di recarsi a Davos, ha visitato Bruxelles dove ha incontrato Donald Tusk. Il Libano ha preparato un documento contenente una serie di proposte per aiutare l’economia interna, i rifugiati e le comunità che li ospitano. Si tratta di un pacchetto di progetti per cui sarà chiesto il finanziamento alla Conferenza di Londra. La lista comprende progetti di infrastrutture, progetti alimentari, scambi commerciali e investimenti necessari in tutti i settori interessati dalla presenza di più di un milione di rifugiati siriani. La proposta comprende una riduzione dell’incentivo a emigrare e il rafforzamento delle misure di controllo sugli sbocchi verso l’Europa.

La serie di aiuti economici europei sono stati predisposti in previsione di un continuo flusso migratorio se non dovessero verificarsi condizioni migliori a causa del prosieguo della guerra. In questo contesto, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Federica Mogherini, ha detto ai parlamentari europei che la strada per normalizzare il conflitto in Siria sarà lunga e difficoltosa e che non ci si deve aspettare nessun capovolgimento a sorpresa nel breve periodo.

Le Nazioni Unite hanno invocato molte volte invano un aiuto economico più sostanzioso da parte dell’Europa. Non è possibile prevedere la risposta dei governi dell’UE all’ONU, che ha richiesto di raccogliere 7.7 miliardi di dollari in occasione della Conferenza di Londra per stanziare ingenti aiuti per i rifugiati dentro e fuori la Siria.

Wasim Ibrahim è un giornalista libanese per il quotidiano panarabo As-Safir.

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Roberta Papaleo

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