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Il piano di Putin: Mosca pensa alla Siria e Washington all’Iraq

Di Raghida Dergham. Al-Arabiya (21/09/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Alla fine del mese, New York vedrà una serie di iniziative e conferenze su il terrorismo e l’immigrazione. Entrambe le questioni nella mente dei leader mondiali sono strettamente legate alla Siria e ad altre crisi nel mondo arabo. Obama ha chiesto un vertice mondiale con al centro la questione ‘Stato Islamico’, mentre Putin ha incaricato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov di presiedere a una sessione ministeriale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dal titolo “Mantenere la pace e la sicurezza: risoluzione dei conflitti in Medio Oriente e Nord Africa e contrasto alla minaccia terroristica nella regione”. Di fatto, il presidente russo ha dichiarato al mondo che la Russia intende combattere la guerra contro Daesh (ISIS) e gruppi simili in Siria avendo come alleato chiave il regime siriano. 

Putin vuole incontrare Obama a margine della settantesima sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU. Obama sta valutando se la riunione servirà uno degli obiettivi principali che stanno dietro i movimenti del leader russo in Siria, cioè distogliere l’attenzione dall’Ucraina. Il presidente degli Stati Uniti sta inoltre considerando se vuole essere trascinato nella crisi siriana, cosa che ha evitato per anni. Potrebbe quindi benedire il coinvolgimento della Russia nella guerra contro Daesh a patto che Putin non gli chieda di benedire ufficialmente l’alleanza con il regime di Assad.

Finora la posizione degli Stati Uniti espressa dal presidente Obama è che Assad ha perso legittimità e deve lasciare, ma non ha mai specificato come e quando questo dovrebbe avvenire. D’altra parte, e questa volta in termini molto chiari, Putin ha dichiarato che il sostegno russo al governo siriano continuerà a livello politicamente e aumenterà sul piano militare, essendo l’alleato indispensabile nella guerra contro il terrorismo in Siria.

La diplomazia russa arriverà a New York con un progetto globale per l’impegno in Medio Oriente. Al contrario, la diplomazia statunitense sembra reticente, come se fosse trascinata contro la sua volontà nella discussione sulla crisi regionale. Questo non vuol dire che l’amministrazione statunitense si è ritirata dal Medio Oriente. Tuttavia, la distanza tra “impegno” e “non ritiro” è strategicamente importante, e la Russia di Putin è decisa a sfruttare questo divario.

La coalizione internazionale anti-Daesh guidata dagli Stati Uniti, che include i Paesi arabi e che si è concentrata sull’Iraq, non comprende la Russia e l’Iran come membri ufficiali, anche se l’Iran è un partner segreto nella guerra contro lo Stato islamico in Iraq. Questa coalizione è stata fallimentare e la responsabilità è di Washington che si è concentrata soprattutto sulla conclusione dell’accordo con Teheran.

La decisione della Russia di impegnarsi sul terreno contro Daesh in Siria inaugura una nuova fase del ruolo russo nel Paese. Putin ha parlato di un’alleanza regionale-internazionale e ha praticamente detto ad Obama: “Tu conduci la guerra contro Daesh in Iraq, e io la guerra contro Daesh in Siria”. Ciò implica che Washington dovrebbe, pubblicamente o tacitamente, accettare la strategia russa di vincere quella guerra collaborando con il regime.

Ma perché la Russia ha deciso che la Siria è garante dei suoi interessi in Medio Oriente? In primo luogo, la Russia è presente sul terreno e ciò le permette di esercitare la sua influenza. In secondo luogo, troviamo le riserve di petrolio e gas al largo della costa siriana e le sue implicazioni per gli interessi russi in questo settore. In terzo luogo, ci sono la volontà di ripristinare il prestigio russo e la preoccupazione per il terrorismo islamico e la presenza di islamisti al potere. C’è, infatti, anche questo dietro l’offerta diplomatica di unificare l’opposizione siriana, il cui vero obiettivo è impedire alla Coalizione Nazionale Siriana di essere l’unica rappresentante dell’opposizione al regime.

La Russia è pronta a tornare in Medio Oriente, da cui era stata espulsa con il crollo dell’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti sembrano dire alla Russia di andare avanti, perché non sono disposti ad impegnarsi – sebbene non siano ancora pronti a ritirarsi completamente.

Raghida Dergham è editorialista e corrispondente diplomatica di Al-Hayat.

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Roberta Papaleo

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