Politica Zoom

Il peso dell’opposizione all’intifada siriana

 

Di Salama Kila. Dar Al Hayat (08/01/2012) Traduzione di Silvia Di Cesare.

 

Dopo mesi dall’inizio dell’intifada siriana, dopo le numerose richieste di un intervento “esterno”, spinti dalla convinzione delle diverse fazioni dell’opposizione che non sarebbe stato possibile far cadere il regime contando solo sulle forze politiche siriane (completamente ignorando la forza popolare); ad oggi è ormai chiaro che la vittoria dipende solo da fattori interni e sopratutto dalla partecipazione delle classi sociali, tutte. Senza dubbio i mesi passati hanno mostrato una sempre più ampia partecipazione popolare, ma essa non ha toccato alcune fasce della popolazione,alcune della quali essenziali per il buon esito della rivoluzione. Ciò che, invece, è venuto a galla sono le forti divisioni che caratterizzano la società siriana, le divisioni tra minoranze etniche e religiose, le divisioni tra nazionalisti e laici.

Perché fin’ora alcune fasce della popolazione non hanno preso parte alla rivolta?

Esistono sicuramente dei settori della società che hanno ancora dei legami molto forti con il regime. Questo riguarda sopratutto l’ “élite” della classe media, i commercianti ed altri beneficiari del potere di regime. Vi sono anche categorie che rimangono diffidenti a causa della lunga tirannia. Per loro le rivoluzioni arabe sono rivoluzioni elitarie che non riguardano tutto il popolo. Vi sono poi gruppi di persone che guardano con favore alla rivoluzione, che non sono pro-regime, ma che non partecipano alle rivolte e che a volte appaiono anche come sostenitori dell’autorità costituita. É questa la parte di società che bisogna coinvolgere se si vuole ottenere un vero cambiamento all’interno della rivolta, cambiamento che permetterà di raggiungere la vittoria. Questa fascia della popolazione è la stessa su cui punta il regime, giocando a mantenerli cauti ed esitanti , e nel frenarli dal prender parte alle sommosse. Se l’opposizione restringesse le sue “richieste generali” di libertà, e se la situazione economica diventasse il motore principale della rivolta , allora la situazione siriana potrà raggiungere la sensibilità di alcuni elementi della società che influenzeranno notevolmente il futuro del paese. Era necessario spiegare il meccanismo che ha portato allo scoppio della rivoluzione, il rapido diffondersi della richiesta di caduta del regime per poter toccare la sensibilità di tutti.

La questione delle “minoranze etniche” e la questione del laicismo sono argomenti molto delicati in Siria. Per questo il regime ha giocato molto sulla “caratterizzazione salafita” della rivolta prendendo come prove incatenanti immagini o slogan che non rappresentano la “coscienza popolare, allo scopo di intimidire una parte importante della popolazione: le minoranze ed i laici. Questo gioco fa parte della strategia mediatica che mirava a intimidire queste fasce di società e a tenerle lontane dalla piazza.

Per questo si è deciso di rappresentare la rivolta come una lotta di potere in favore della “minoranza della società”. Questa strategia è stata “assecondata” dall’opposizione attraverso la conferma del carattere maggioritario della rivolta che però persegue l’obiettivo di un governo “minoritario” che si contrapponga alla “minoranza”, traducendosi così in una lotta tra sunniti e il gruppo religioso degli Alawiti.

La conseguenza di questo comportamento è stato il rafforzamento della “storia del regime” e il successo della sua strategia. Inoltre l’idea di una maggioranza che vede al suo interno associazioni caratterizzate da una forte appartenenza religiosa, come i Fratelli Musulmani ed i suoi seguaci, ha messo paura non solo alla “minoranza” alawita ma anche ai laici che non vogliono un governo religioso.

L’esasperazione del “carattere religioso” della rivolta e il lavoro per la diffusione di questo”slogan” sui media, è una parte della strategia del potere che ha portato all’aumento della riluttanza e della paura nei confronti della proposta di governo alternativa portata avanti dagli oppositori al regime. L’autorità si è impegnata a sottolineare il carattere fondamentalista della rivolta, concentrandosi sulla massiccia presenza salafita e della fratellanza. L’intifada è alla sua ultima spiaggia perché è una rivoluzione dei poveri e degli emarginati contro l’autorità dei nuovi “uomini di potere”.

I giovani rivoluzionari, però non identificano la rivolta come una battaglia contro il regime, ma la vivono come un’opposizione a qualsiasi tipo di autorità. Si è così dato inizio ad una rivolta politica contro l’autorità e contro tutto ciò che la rappresenta, le razzie, la corruzione e la tirannia.

Inoltre non vi è dubbio che la situazione della regione influenzi notevolmente la situazione siriana.La forte immigrazione irachena in territorio siriano mina molto la stabilità dl paese, sopratutto in seguito all’occupazione americana dell’Iraq e alle conseguenze che possono esserle imputate, come i conflitti etnici e la diffusione dell’idea di due stati divisi per etnia e credo religioso.

La situazione differisce da quella irachena per la forte paura che accomuna la popolazione dell’eventualità di una battaglia tra minoranze e del caos che en scaturirebbe. Tttto ciò spinge a parlare di un intervento “esterno” , sopratutto di tipo militare; eventualità che terrorizza un fascia importante della popolazione. Per questo l’opinione diffusa è che la situazione attuale rimane migliore rispetto alla possibilità di una guerra etnica, e del caos che porterebbe alla scomparso dello stato siriano.

La paura di un “destino iracheno” dal conflitto etnico al fondamentalismo, la paura della “questione nazionale”, ha portato non poche persone a rimanere timorose, e alcuni di essi sono stati adirittura condotti a sostenere il regime, il quale ha giocato bene utilizzando le categorie più “deboli” e beneficiando dell’ “ottusità” dell’opposizione, la quale agisce senza prender consapevolezza della realtà, della sensibilità del popolo e della sua paura.

Di conseguenza , se l’espansione della partecipazione alla rivoluzione è un elemento fondamentale per la vittoria, le politiche perseguite dall’opposizione hanno condotto al contrario. Le loro politiche porteranno ad un aumento del sangue versato, che poi verrà usato per giustificare un intervento “esterno”, incuranti del fatto che qualsiasi intervento non farà altro che aumentare le sofferenze della popolazione).

Considerando tutto ciò si arriva a sostenere che se ciò di cui la rivoluzione aveva bisogno era una rappresentanza ed un espressione politica che le permettesse di avanzare, ad oggi questa rappresentanza lavora contro il conseguimento della vittoria. Quello che serve è concentrarsi sulle esigenze dei gruppi sociali che hanno preso parte alla rivoluzione, e di quelli che ne sono rimasti fuori. Esigenze che alla fine si riconducono ad una sola grande richiesta: prevedere un’alternativa politico-economica valida al regime, che tenga conto e che realizzi le richieste del popolo. Questo è il lavoro che va fatto, questo è il mio lavoro, da compiere con il popolo dalla nostra parte.

 

Silvia Di Cesare

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