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Il nobile successo della Tunisia, là dove molti hanno fallito

Di Abdulrahman al-Rashed. Al-Arabiya (14/12/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Ciò che il popolo della Tunisia ha fatto parla da sé, Premio Nobel a parte. Basta guardare a cosa sta accadendo nei paesi vicini, come la Libia, per esempio. La Tunisia ha percorso lo stesso cammino, ma senza cadere nel baratro.

Il paese è attualmente stabile, grazie all’accordo dei Fratelli tunisini che – pur non essendo in grado di mettersi d’accordo nei mesi precedenti – hanno deciso di sedersi e lavorare insieme in quello che poi ha segnato un momento decisivo. Quindi grazie ai politici, partiti, intellettuali, istituzioni, organizzazioni e sindacati tunisini per aver favorito la riconciliazione accettando il compromesso.

La Tunisia e il suo popolo sono diventato ammirevoli perché sono stati i soli, tra i paesi arabi,  a percorrere la via del cambiamento con la minor quantità di caos. Questo in aggiunta al fatto che la Tunisia è stata il primo Paese a far scattare le scintille della Primavera araba.

Il capo del comitato per il Premio Nobel considera la Tunisia un paese esemplare. Ma la strada è lunga e un premio Nobel di per sé non produce risultati. Per avere dei risultati bisogna continuare a lavorare al progetto di riconciliazione, impegnarsi a rispettare la costituzione e accettare i risultati elettorali. È un compito che richiede pazienza e sacrificio.

La Tunisia è un paese che non dispone di immense risorse economiche. Un attacco terroristico o un’esplosione è sufficiente quindi per sabotare le fonti di sostentamento. Non è però sufficiente a danneggiare il tessuto sociale e politico, che costituisce l’unica rete di sicurezza.

I gruppi politici che rifiutano il progetto di una Tunisia moderna hanno provato a ricorrere alla violenza, ma non sono riusciti a sabotare il nuovo regime. Il Premio Nobel rappresenta un riconoscimento globale di ciò che il popolo tunisino ha fatto per affrontare il caos: scegliere la riconciliazione e unirsi contro il terrorismo.

Ma perché la Tunisia ci è riuscita e gli altri paesi no?

Cosa rende gli islamisti, i liberali e la sinistra tunisina finalmente capaci di concordare una formula per la convivenza, e su dei principi fondamentali a cui ricorrere in Parlamento e nell’implementazione della Costituzione?

La domanda che sto ponendo a coloro che giustificano il caos, e amano dare la colpa agli altri, è questa: perché gli altri paesi che sono passati attraverso ciò che la Tunisia ha attraversato nel 2011 hanno fallito?

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Roberta Papaleo

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