Egitto Zoom

Il Natale, la nascita del Profeta e le rivolte arabe

Di H.A. Hellyer. Al-Arabiya (22/12/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

A giorni, i cristiani che seguono il calendario gregoriano festeggeranno la Vigilia di Natale, il 24 dicembre. Quest’anno, però, secondo diversi storici, la data della Vigilia coinciderà con il mawlid al -Nabi, il giorno della nascita del profeta Muhammad. Inoltre, il 24 dicembre 2015 coinciderà quest’anno nel calendario islamico con il 12 del mese di Rabi’ al-Awwal, che significa “la Prima Primavera”. Quanto simbolismo in una sola convergenza, quanto dolore e quanta gioia.

Tuttavia, mentre i cristiani festeggiano la nascita del Messia in un giorno stabilito (che varia a seconda delle confessioni), i musulmani non tendono a festeggiare solo il 12 di Rabi’ al-Awwal la nascita di Muhammad. Celebrazioni e commemorazioni del natale del Profeta si ripetono durante tutto l’anno in tutte le comunità musulmane del mondo, dalla California alla Cina, dal Brunei alla Bosnia, dalla Turchia alla Tanzania. Malgrado l’impatto del salafismo purista, che disconosce le convenzioni stabilite, la maggior parte delle autorità religiose islamiche continuano a seguire le posizioni canoniche che spronano a festeggiare quella che viene considerato la “misericordia per tutti i mondi”.

Cinque anni fa, qualcosa ha scosso il mondo arabo – una richiesta di libertà dalla tirannia e l’opportunità di costruire un futuro più giusto. In questo mese in cui, mentre si festeggiano le nascite del Messia e del Profeta, nel 2011 gli egiziani si stavano ancora riprendendo dal massacro di Maspero,  dove una protesta cristiana era stata organizzata dalle forze statali al Cairo.

Ciò nondimeno, fra un mese assisteremo al quinto anniversario della rivoluzione egiziana del 25 gennaio, che celebra quei giorni di pluralismo e rispetto in cui i cristiani e i musulmani si proteggevano a vicenda attraverso la preghiera da coloro che volevano dividerli. Molto di quello spirito è stato perso, ma è importante che rimanga vivo nella mente.

L’ultima volta in cui il mawlid ha coinciso con la vigilia di Natale è stato nel 1852: di lì a poco gli Inglesi arrivarono in Egitto e rimasero fino al 1952. Ancora oggi, l’eredità del colonialismo continua ad avere un’impronta nel paese, così come in tutto il mondo arabo. Tuttavia, invece di guardare a un lontano passato, il mondo arabo ha bisogno di guardare avanti e di radicare quelle tradizioni che resero il pluralismo possibile in quei giorni di gennaio. L’alternativa, ahimè, è quella delle bandiere nere che svettano sulla Siria e sull’Iraq e della tirannia dei leader che hanno portato a tale instabilità.

Questa regione rimane, comunque, la culla dei Profeti, il cuore dove sono nati i grandi monoteismi e, se uno ci crede, dove si sono generati anche miracoli. Forse potranno accadere di nuovo, d’altra parte, difficilmente sono previsti prima che accadano.

H. A. Hellyer è un socio non residente della Brookings Institution, dell’istituto della Royal United Services e della Harvard University Kennedy School.

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Chiara Cartia

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