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Il movimento islamico all’interno di Israele

Di Muhanad Mustafa Halluq. Middle East Monitor (28/12/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Il Movimento islamico in Israele è stata fondato nel 1970 per accrescere i valori islamici nella comunità araba. Le prime attività del movimento riguardavano le pratiche religiose e la diffusione dei valori dell’Islam.

Nel 1980 il Movimento islamico ha intrapreso una nuova rotta a doppio binario. Oltre a rafforzare i valori islamici tra la gente si è dichiarato a favore delle persone svantaggiate, coloro che hanno sofferto povertà, crimini e violenza sociale all’interno della comunità araba. I suoi leader hanno organizzato campi di lavoro volontario in molte località arabe dove il governo israeliano aveva ignorato i servizi assistenziali di base. Particolare attenzione è stata dedicata alla città dove gli arabi vivevano in condizioni svantaggiate a causa degli alti livelli di discriminazione razziale da parte del governo israeliano e ai luoghi santi musulmani e cristiani, soprattutto quelli che erano stati confiscati o distrutti.

Dalla fine degli anni ’80 il movimento è stato coinvolto attivamente nei governi locali. Ha partecipato a molte elezioni locali guadagnano cariche rilevanti. Ciò ha comportato un aumento delle aspettative sociali che hanno costituito una grande sfida per il movimento islamico. Una sfida a cui il movimento ha risposto con la nascita delle grandi organizzazioni dei primi anni ’90 ottenendo la fiducia e il sostegno anche della classe media.

L’anno 1996 è stato un punto di svolta per il Movimento Islamico. La Moschea di Al-Aqsa fu presa di mira dal governo israeliano (Netanyahu aprì un tunnel sotto il luogo sacro e, nel mese di febbraio, il consiglio religioso dei coloni rilasciò una dichiarazione che permetteva agli ebrei di pregare nella mosche) e divenne, di conseguenza, molto importante nelle attività del Movimento.

Fin dall’inizio, nonostante la sua missione socio-culturale e religiosa e gli sforzi per non violare alcuna legge israeliana, il Movimento islamico ha dovuto affrontare le dure politiche implementate dalle autorità israeliane. Molte delle sue istituzioni sono state dichiarate illegali dalla Legge sull’autorità in stato d’emergenza emanata nel 1945 durante il mandato britannico della Palestina. Infine, le autorità israeliane hanno messo fuori legge il Movimento Islamico nel novembre 2015.

Questa può essere considerata una nuova fase nello sviluppo del Movimento Islamico; di certo non è la sua fase finale. Il divieto non avrà i risultati sperati perché il movimento è una parte dominante del tessuto sociale e politico della società araba all’interno di Israele e ha saputo, nel corso degli anni, guadagnarsi il sostegno della stragrande maggioranza dei cittadini arabi di Israele. Aver dichiarato illegale il movimento islamico è una misura antidemocratica motivata dal fervore etnico-religioso ebraico che contraddice i valori democratici che in teoria sarebbero promossi da Israele, in particolare il diritto di espressione e il diritto di essere coinvolti negli affari politici.

Muhanad Mustafa Halluq scrive per Middle East Monitor.

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Roberta Papaleo

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