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Il ministro delle Finanze egiziano: “debito pubblico preoccupante”

 debito pubblico galalDi Misbah Qurbu e Yosry el-Hawary (al-Masry al-Youm 22/08/2013)

Traduzione e sintesi di Kawkab Tawfik

Il ministro delle Finanze egiziano, il dottor Ahmed Galal, in un’intervista esclusiva per al-Masry al-Youm, ha dichiarato che “la situazione economica egiziana è molto preoccupante, il debito pubblico ha raggiunto il 92% del PIL e gli eventuali aiuti USA non risolverebbero il problema”. Il ministro ha poi sottolineato che durante il governo dei Fratelli Musulmani è cresciuto il tasso di povertà  a causa di una sbagliata redistribuzione della ricchezza. Il governo ha deciso quindi di sospendere l’attività legislativa in materia di tassazione fiscale che aveva avviato il precedente governo.

La crisi politica sta avendo degli effetti sulla crisi economica?

Naturalmente gli incendi e le numerose perdite economiche, oltre ad una tendenza da parte delle forze politiche all’uso della violenza per le strade, hanno avuto un effetto negativo, ma l’impatto è stato parziale. Molto dipenderà da come verrà risolta la crisi e per quanto si prolungherà questa situazione.

C’è una differenza nelle caratteristiche della crisi economica  pre e post-Fratelli Musulmani?

Prima dei Fratelli la crescita era bloccata e vi era già un problema nella giusta distribuzione della ricchezza. Ma durante il governo dei  Fratelli questa crescita è diventata decrescita . La tendenza prima della rivoluzione del 25 gennaio era focalizzata sugli investimenti e sulla crescita economica, con qualche provvedimento per le classi meno abbienti, più che altro specchietti per le allodole. I Fratelli Musulmani invece erano convinti di poter raggiungere la crescita economica promuovendo le grandi opere, come quella sullo sviluppo del Canale di Suez, e di risolvere i problemi di giustizia sociale promuovendo il ruolo degli Awqaf (fondazioni pie)  e della Zakat (tassa coranica). Nella fase attuale, il governo di transizione sta cercando di attuare un’insieme delle tre linee puntando soprattutto sui piccoli investimenti e sulla loro giusta localizzazione,  ma trovare la giusta equazione  è la vera sfida di questo governo.

Come giudica la nostra situazione economica prima e dopo il 30 Giugno?

Prima del 30 Giugno il deficit del bilancio aveva raggiunto il 14% del PIL, la dimensione del debito pubblico accumulato è pari al 92% del reddito nazionale, il debito estero ammonta a 43,5 miliardi di dollari  e il tasso di disoccupazione femminile era salito al 50%. Aggiungiamo il fatto che dopo la rivoluzione del 25 gennaio il tasso di povertà era aumentato spaventosamente: prima della rivoluzione il 16% degli egiziani viveva con un dollaro e un quarto al giorno, dopo la rivoluzione la percentuale è salita al 25%. Mentre in termini monetari, le riserve estere sono calate a livelli allarmanti (14 miliardi $), favorendo il mercato nero del dollaro e aumentando la differenza tra il tasso di cambio ufficiale e quello illegale.

Cosa fare allora?

Non ci sono segni di ottimismo. Dopo il 30 Giugno, il cambiamento politico ha contribuito ad una svolta negli aiuti arabi ed abbiamo ricevuto 12 miliardi di dollari. Ciò ha evitato di ricorrere a fondi stranieri, ha ridotto la pressione sulla lira egiziana, ha portato alla scomparsa del mercato nero del dollaro ed ha permesso alla banca centrale di abbassare il tasso di interesse.  Il governo ha annunciato di voler ricorrere ad una politica espansiva finanziando e favorendo la creazione di imprese, per un valore totale di 2,5 miliardi di lire egiziane.

Il governo ricorrerà a nuove tasse?

Il governo non aumenterà le tasse in questo momento, ma dovrà rivedere l’imposta sul reddito aumentandola al 30% per le persone fisiche e le società.

Cosa ci dice riguardo l’integrazione del lavoro nero?

Il mercato nero del lavoro tocca il 96% delle attività e comprende il 40% del volume del lavoro totale . Il governo vuole favorire l’integrazione di questo mercato con agevolazioni fiscali e la possibilità di richiedere debiti esenti da tasse per un periodo di 5 anni.

Esiste l’intenzione da parte del governo di portare a termine i negoziato con il Fondo Monetario Internazionale?

Il prestito del Fondo Monetario Internazionale è un mezzo non un fine. Se otteniamo l’aiuto dei nostri fratelli arabi non avremo bisogno di ricorrere al Fondo e, qualora continuassimo le trattative, sarà alle nostre condizioni.

Ci sono pressioni da parte dell’Unione Europea nel risolvere la questione di Raba’ e al-Nahda che minacciano di tagliare gli aiuti e i rapporti commerciali?

Non sono preoccupato: i paesi dell’Unione Europea lavorano per i loro interessi e su questo si basa il nostro rapporto

Ci sono preoccupazioni per le critiche USA circa la situazione politica egiziana?

Io dico sempre che la dimensione degli aiuti americani rispetto all’economia nazionale è sempre molto ridotta, le critiche possono forse avere un certo valore nelle relazioni militari tra i due paesi, forse un valore politico, ma dal punto di vista monetario sono davvero insignificanti.

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Viviana Schiavo

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