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Il libro sulla morte di Osama “non ha segreti”

Elaph (05/09/12). Di Abdelfatah Tuqan. Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Ho desiderato di essere il primo a comprare o leggere il libro “Giorno non facile” (“No easy day”) o “Giorno difficile” come è stato tradotto da alcuni, scritto da Michael Owen (questo il suo pseudonimo) su ciò che è successo veramente nell’assassinio di Osama Bin Laden. Il sergente “Matt Bissonnette” ha rivelato il suo nome alla Fox Media Agency.

Secondo il portavoce del Ministero della Difesa americano, il libro avrebbe violato le leggi federali e infranto gli accordi di riservatezza, rivelando informazioni, luoghi, le strategie per entrare nella casa di Bin Laden in Pakistan, le scelte delle squadre speciali della US Navy e il comportamento dei soldati sulla salma di Osama nel trasporto in aereo. Il libro è una versione diversa da quella che vedeva Bin Laden e sua moglie sparare colpi fatali ai soldati; versione che secondo quanto affermato da “Michael Owen” vedrebbe la morte di Osama dopo che questi sarebbe indietreggiato verso la sua stanza, forse per recuperare una pistola o altre armi per difendersi…

Lo scrittore nella parte iniziale del libro, afferma che non contiene segreti, non va ad intaccare la sicurezza nazionale americana e non intorbida la trasparenza delle relazioni internazionali americane. Continua dichiarando che tutto ciò che è contenuto in esso era già presente nei siti internet sia governativi che dei media e che nel libro ci sono semplici memorie sul lavoro delle forze speciali della US Navy che hanno permesso la realizzazione di un “processo sporco”.

L’autore ha dichiarato che c’era un gruppo di forze speciali americane che cooperava con servizi segreti e di intelligence asiatici, americani e arabi che hanno organizzato e contribuito alle operazioni. Le forze speciali americane si sarebbero spostate dalla base americana di Jalalabad in Afghanistan, verso i confini del Pakistan e di lì sarebbero arrivati nel luogo (ad un’ora dal confine) dove si trovava Bin Laden, grazie alla collaborazione di spie vicinissime alla figura di Osama. La stessa tecnica era stata utilizzata nel caso di Saddam Hussein.

Il libro dunque, racconta dettagli diversi rispetto a quelli della versione divulgata dalla Casa Bianca e forse la rivelazione più importante è che Bin Laden non era armato e non ha combattuto contro le forze speciali, al contrario è stato sorpreso e colpito di proposito con un proiettile in testa; ma non è morto subito, ha iniziato a gridare e a contorcersi fino a quando gli hanno scaricato il resto delle pallottole, assicurandosi la sua morte.

Le domande sono molte e soprattutto ci si interroga sul perché uccidere una persona malata, disarmata e che non ha opposto resistenza anche se numero uno nella lista dei terroristi dell’attentato dell’11 settembre. Perché l’America non lo ha voluto vivo? Perché c’è un buco nero su quanto accaduto in un paese che esalta nella sua Costituzione le libertà? Perché il racconto in questo libro è differente dalla versione del presidente Obama? Perché gettare il corpo in acqua, nell’oceano, alla mercé degli squali? Perché non sono state pubblicate le foto della stanza nella quale si trovava, delle forze speciali nella loro irruzione, del Marines seduto sul corpo di Osama sull’aereo in volo, foto del suo trasferimento all’obitorio e così via, nonostante la passione americana per i media e le foto?

Le voci sono tante, si dice anche che Bin Laden fosse malato di fibrosi epatica e che avesse bisogno di trasfusioni continue; altre voci affermano che era stato trasportato segretamente in Arabia Saudita e sepolto senza cerimonie in un luogo sconosciuto e così via.

Ci saranno molti altri libri dopo di questo e il tempo rivelerà ciò che è rimasto nascosto. Il libro è stato rilasciato oggi e sono state stampate un milione e mezzo di copie. Potrebbe essere il più venduto tra i libri diffusi dalla US Navy, sfruttando il nome della famiglia di Bin Laden, marchio registrato di successo, nella promozione di un libro.

 


Alessandra Cimarosti

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