Libano Politica Zoom

Il Libano ha distrutto la sua leggenda tra il deserto e il mare

Il Libano, paese strategico, ponte tra il deserto e il mare, tra occidente e oriente, affronta oggi una gravissima crisi. Il suo mito e la sua identità sono messi in dubbio. L’opinione di Munir al-Rabi’

di Munir al-Rabi’, Al-Modon, (19/07/2020). Traduzione e sintesi di Pietro Menghini

Il Libano è come una stanza in cima ad una collina, con una sola finestra che guarda verso il mare. Alle sue spalle monti e vallate. È isolato e solitario, e nella solitudine sta la chiave della sua immaginazione e della sua delusione. Il Libano oggi infatti è isolato in questa solitudine, alla ricerca delle forze per sopravvivere. È circondato; dietro di lui vige la legge della giungla, mentre nel mare di fronte lo aspettano i pirati.

È il punto di passaggio tra oriente e occidente, prigioniero di queste due realtà. In esso si mescolano le caratteristiche del commerciante, del marinaio, del contadino e del combattente. Il suo isolamento ha aumentato l’individualismo del suo popolo, che si auto attribuisce una posizione più alta rispetto agli altri. Il Libano si aliena dal suo ambiente circostante, mentre esso lo invidia e allo stesso tempo lo rifiuta. Il paese eccelle nell’immaginarsi migliore degli altri e nell’immaginare le loro mancanze.

È insaziabile e non si soddisfa mai. Come ha detto il suo poeta, è “una parola tra Dio e la terra”. L’unione del commercio con la navigazione, i vantaggi della vita di montagna e i racconti eroici dei villaggi, hanno creato un organismo ibrido, dalle caratteristiche piratesche. Ignora incosciente le sue mancanze e si vanta di imporre le tasse sul transito. Il suo vantaggio è quello infatti della geografia e della geopolitica, però è impossibile che la sua pirateria si standardizzi e che diventi uno stile di vita da seguire. I pirati non cercano soluzioni ai problemi, ci girano attorno, per scansare i pericoli e ottenere dei benefici. Oppure fuggono dai peccati della loro indolenza, non riesaminano le loro scelte sbagliate e non tornano su di esse se non per negarle, macchiandosi così di una colpa ancora peggiore. Sono spinti solo dalla ricerca di una nuova preda da catturare, come le tribù del deserto. Il pirata nasconde ciò che ha da mangiare e poi ruba dal piatto degli altri, è sempre pervaso da una sensazione di ingiustizia. Depreda l’ambiente circostante e così depreda anche se stesso. Vende la pelle dell’orso prima di averlo cacciato. Sfrutta la fatica e i risparmi di chi arriva da fuori per cercare rifugio. Usa le mani laboriose dei rifugiati mentre loro investono nel paese.

L’isolamento dentro la stanza costruisce le sue delusioni e i suoi miti. Il Libano si è posto più in alto degli altri. La somma dei confitti d’identità blocca il paese, che non riesce a risolvere i suoi problemi. Se andasse via la luce, per farla tornare appiccherebbe un incendio. La sua attesa nella stanza sul mare si prolunga, ma non si vedono più vele portatrici di ricchezza dalla finestra. Il suo spirito corsaro e commerciante non tornerà, bisogna ritornare sulla terra, lasciare la stanza e abbandonare l’illusione di superiorità in cui il Libano è vissuto. Ormai si trova davanti altri pirati e chiede aiuto a loro. Il suo trono tra il deserto e il mare è diventato il suo sarcofago. I suoi miti sono crollati e da orgoglioso commerciante è diventato un mendicante che aspetta l’elemosina. Si umilia e cospira pur di ricevere pochi dollari. Le particolarità del Libano si sono perse in una foresta di case vuote. La coesistenza che regnava nel paese si è trasformata in conflitto. Il pane è sempre più sottile e l’olio serve al posto della corrente.

Questa terra distrutta, tra le dichiarazioni umilianti e lo sguainare delle armi della dignità, continua nel suo cammino verso la distruzione.

Munir al-Rabi’ è un giornalista libanese che scrive per al-Modon e altri giornali libanesi.

Vai all’originale


Vuoi Studiare Arabo?

Ultimi tweet