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Il Libano e il vuoto presidenziale

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Di Salim Nissar. Al-Hayat (22/11/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

L’assenza del capo dello stato in Libano ormai da sei mesi ha portato ad una paralisi amministrativa che ha colpito tutte le istituzioni del Paese. Di recente, il capo del governo, Tammam Salam, ha anche negato la celebrazione della Festa dell’Indipendenza, in attesa dell’elezione di un nuovo presidente che possa assicurare alla nazione un clima di unità, rispetto costituzionale e indipendenza.

La scelta del successore all’ex presidente, Michel Suleiman, coinvolge diverse figure, tra candidati e sostenitori. Tra questi ultimi riconosciamo Hezbollah in Libano e il suo saldo alleato, l’Iran, dove la questione riveste un’importanza soprattutto politica e vede il Paese diviso su due fronti: quello militare e quello politico appunto.

In seguito alla dichiarazione di Sayyid Hasan Nasrullah di appoggiare il generale Michel Aoun, leader del Movimento Patriottico Libero (MPL), l’esercito iraniano, e in prima linea Qassem Suleimani, capo della “Brigata Gerusalemme”, insieme ai leader dei “Guardiani della Rivoluzione” ne hanno manifestato l’accordo. Michel Aoun sembra godere del favore della maggioranza sciita, del presidente siriano Bahar al-Assad e di altri alleati libanesi. Egli nelle parole di “Hezbollah”, condurrà la nazione verso una maggiore stabilità, trasparenza e ordine.

D’altro canto, l’Iran politico si oppone. Infatti, il presidente Hassan Rouhani e il ministro degli Esteri, Mohamad Javad Zarif, gli preferiscono Jean Kahwaji, capo delle forze armate libanesi. Il disaccordo risiede nelle scelte politiche del generale Aoun, alleatosi all’Iraq nella guerra contro l’Iran.

Di contro, il generale Kahwaji pare aver trovato anche un tacito supporto statunitense, per il suo impegno di lotta alla minaccia estremista. Tuttavia, come ribadito dal Capo dello Stato Maggiore Congiunto, Martin Dempsey, alla Conferenza della Coalizione degli Stati contro Daish (conosciuto in Occidente come ISIS), Washington non vuole interferire nella politica interna libanese. Si attende il prossimo 10 Dicembre per la decisione elettorale, nella speranza della risoluzione dei rapporti tra Iran e Stati Uniti per l’accelerazione alla nomina del futuro presidente.

L’ultimo riferimento amplifica la visione di confusione locale: l’ex Ministro Jean Obeid è un altro favorito, che dalla sua gode del sostegno di due personalità fondamentali: il già citato Nabih Berri e Walid Jumblatt (leader del Partito Socialista Progressista Druso), oltre al favore di Paesi limitrofi.

Salim Nissar è uno scrittore e giornalista libanese.

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Roberta Papaleo

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