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Il Libano contro i rifugiati siriani

Di Hazem Amin. Al-Hayat (04/01/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Il continuo aumento del numero di rifugiati siriani sul suolo libanese ha spinto le autorità locali a modificare le modalità di ingresso. Ogni siriano dovrà munirsi di un visto regolare per poter soggiornare in Libano. Una decisione, questa, che si indirizza a più di un milione di profughi siriani considerati illegali.

Il Libano ha una storia piuttosto lunga nel tema di accoglienza e ricovero dei rifugiati. In questo senso, Hezbollah è stato un protagonista fondamentale. Egli ha spinto in maniera diretta i siriani a lasciare le proprie abitazioni e città per trovare rifugio altrove. La città di Arsal, situata a nord-est di Beirut, ne è un esempio: essa accoglie 130 mila rifugiati.

Anche se la recente decisione libanese non contiene nessun riferimento esplicito al termine rifugiato, lo comprende in maniera implicita. Apparentemente essa si indirizza a quei siriani che arrivano nel Paese in qualità di turisti o mercanti. Per chi resta, l’obbligo è quello di trovare uno “sponsor libanese” che faccia da garante.

Ne deriva una certa contraddizione, dal momento che i nuovi siriani costretti a lasciare la terra d’origine non sono turisti o commercianti, ma rientrano per l’appunto nella categoria di rifugiati. Il Libano rifiuta di definirli tali, alimentando sentimenti di odio o razzismo tra i suoi cittadini e spingendo il popolo in fuga a vivere una medesima condizione di pericolo nel Paese ospitante.

D’altro canto, tale decisione risulta irrealizzabile e alquanto complessa per uno Stato debole, disomogeneo ed economicamente in bilico come il Libano.

Il nuovo capovolgimento demografico non interessa il Libano in maniera esclusiva, ma il mondo intero. Tuttavia, è proprio in Libano che si avverte un cambiamento reale, in particolare nell’ambito dell’accoglienza, specie quando il numero dei rifugiati supera più di un quarto la popolazione locale. Questo ha comportato il non riconoscimento dello status di rifugiato per i nuovi arrivati, il divieto di montare tende e l’inerzia nel prestare loro soccorso; il tutto iscritto nel clima di disordine locale.

Nessun Paese potrà mai sottrarsi dall’obbligo internazionale di accoglienza a chi ne ha bisogno. In caso contrario, diventa complice di un crimine. E il Libano sembra muoversi in tale direzione.

Hazem Amin è uno scrittore e giornalista libanese, corrispondente per Al-Hayat.

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Roberta Papaleo

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