Marocco Zoom

Il Cube Independent Art Room di Rabat

Di Constance Durantou-Reilhac. Al Huffington Post Maghreb (21/03/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Il Cube Independent Art Room, spazio di residenza, creazione ed esposizione fondato nel 2005 a Rabat, è un luogo in cui si concretizzano diversi progetti, audaci e innovativi, che contribuiscono alla rivitalizzazione dell’arte contemporanea marocchina.

Elisabeth Piskernik ne è la fondatrice e la direttrice. Storica dell’arte e linguista, questa austriaca stabilitasi in Marocco nel 2004 si esprime con finezza e passione. Grazie a lei, da dieci anni soffia un vento nuovo.

Il Cube è nato dalla volontà di “creare una piattaforma per la prima generazione di artisti contemporanei marocchini” e si presenta come “un’alternativa alle strutture istituzionali, abbandonando la pittura per favorire altri mezzi artistici, come l’installazione effimera, la video arte, la fotografia o la performance”.

L’obiettivo è accompagnare gli artisti e dare visibilità ai loro lavori. “La vocazione dello spazio, tuttavia, non è il commercio di opere”, precisa la direttrice. Elisabeth Piskernik riceve dal martedì al venerdì tutti coloro che sono spinti dalla curiosità di entrare nel centralissimo edificio di via Benzerte 2, che ospita il locale del Cube. Un vecchio appartamento riconvertito in spazio d’arte, composto da tre stanze di circa 40 mq, dove gli artisti possono creare ed esporre.

La programmazione del Cube ruota principalmente attorno ad esposizioni, residenze e progetti, con artisti e professionisti del mondo dell’arte, sia marocchini che internazionali.

Fino al 16 aprile, il Cube espone “Frontières Fluides”, frutto della collaborazione artistica tra la tedesca Katrin Ströbel e il marocchino Mohammed Laouli. Un progetto sulla questione migratoria in Europa e in Marocco.

Frontières FluidesI due artisti creano una “nave nomade” che collocano nello spazio pubblico delle città che visitano. La nave viene realizzata con i materiali reperiti sul posto. Questa costruzione permette loro di entrare in contatto con la popolazione locale e di dar vita ad uno scambio sull’esperienza migratoria. Per ora hanno fatto tappa a Rabat-Salé, Playa Blanca (vicino Tangeri) e Amsterdam. Il progetto durerà due anni, durante i quali altre “navi nomadi” verranno sistemate in giro per il mondo.

Il Cube organizza anche “Video Night”, un’iniziativa volta alla promozione della video arte. La prima edizione risale al 2012. “Pochissimi artisti marocchini erano interessati alla video arte e la prima edizione, con la presenza di due artisti francesi, Régis Baudy e Diego Sarramon, ha permesso di offrire loro un’iniziazione”, spiega la direttrice. La prossima edizione si terrà il 29 maggio, con l’artista italiana Anna Raimondo e la commissaria d’esposizione marocchina Alya Sebti.

Il 31 agosto, il Cube accoglierà “Summer’s Lab”, con Hanane El Farassi. Questo progetto permette ad un artista di fare una residenza nello spazio di creazione del Cube, dove ha carta bianca per realizzare, ricercare e sperimentare, senza l’obbligo di presentare un’opera. Viene però allestito uno studio aperto, affinché il pubblico possa incontrare l’artista.

Altro progetto, altra ambizione: “Curators Zone”, con cui un curatore viene invitato a concepire e realizzare un’esposizione. Ciò permette agli artisti di avere un ritorno sui loro lavori, grazie allo sguardo di un esperto. “Il commissario ha il ruolo determinante di dare una linea all’esposizione”, spiega Elisabeth Piskernik. La terza edizione avrà luogo è metà settembre per un mese, con la curatrice Karima Boudou e l’artista Soufiane Ababri.

A novembre, infine, lo spazio festeggerà i 10 anni. Per l’occasione verrà pubblicato un libro sulla storia del Cube e sugli artisti e gli eventi che l’hanno segnata. Per Elisabeth Piskernik, “questa pubblicazione non sarà una semplice retrospettiva, ma un modo per seguire l’evoluzione dell’arte contemporanea in Marocco attraverso i progetti avviati al Cube”.

Constance Durantou-Reilhac scrive di arte per Al Huffington Post Maghreb.

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Cristina Gulfi

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