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Il cammino della pace tra l’Iran e l’Occidente

Iran nucleare

Di Seyed Hossein Mousavian. El País (08/04/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

nucleare iran accordoDopo otto giorni di negoziati in Svizzera, l’Iran e le potenze mondiali sono riusciti a formulare, il 2 aprile, un accordo quadro sulla questione nucleare. Questo accordo iniziale serve come base per poter continuare a discutere fino al 30 giugno, data fissata per arrivare a un accordo definitivo tra l’Iran e il gruppo 5+1 che include gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Russia, la Francia, la Cina e la Germania.

L’accordo stabilisce il numero di ispezioni e di normative sulla trasparenza necessarie a garantire che il programma nucleare iraniano abbia fini esclusivamente pacifici. Limita inoltre la produzione e le riserve di materiali fissili e decreta che la maggior parte dell’uranio arricchito venga destinato all’esportazione. In cambio il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l’Unione Europea e gli Stati Uniti revocheranno tutte le sanzioni. L’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) è incaricata di verificare che l’Iran rispetti i suoi impegni.

L’Iran ha dimostrato la sua flessibilità e il suo impegno nel prendere misure concrete che tranquillizzassero i 5+1 a proposito della proliferazione. Obama stesso ha riconosciuto, in una sua dichiarazione successiva, che l’Iran ha accettato le ispezioni e il regime di trasparenza più energici e minuziosi mai negoziati per qualsiasi altro programma nucleare”. All’ora della verità quest’accordo farà fare passi da gigante nella politica mondiale di non proliferazione.

I nemici di qualsiasi progresso diplomatico si sono subito fatti sentire. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha proclamato di essere contrario all’accordo definendolo “pessimo” e sostenendo che non basta per smantellare l’infrastruttura nucleare iraniana né per “arrestare le sue aggressioni nella regione”. Forse Netanyahu si preoccupa dei seguenti dati: l’Iran non possiede armi nucleari ed è membro del TPN (Trattato di non proliferazione nucleare) che lotta per il disarmo nucleare. Al contrario, Israele possiede più di 400 testate nucleari e non ha mai firmato il TPN. Per più di 10 anni l’Iran ha permesso alla AIEA più di 7000 ispezioni dei suoi stabilimenti nucleari. In Israele non ne è stata permessa neanche mezza.

Rispetto alle aggressioni regionali e quella che Netanyahu chiama la “macchina militare iraniana che sta conquistando il Vicino Oriente”, ci sarebbe da specificare che l’Iran non ha invaso nessun Paese negli ultimi 200 anni, mentre Israele, dalla sua creazione nel 1948, ha occupato i territori palestinesi e dichiarato guerra contro i suoi vicini. Per di più le politiche insensate hanno tutta l’aria di essere quelle di Netanyahu, come lo dimostra il suo recente rifiuto della soluzione a due Stati nel conflitto israelo-palestinese.

Un’altra minaccia che grava sull’accordo è il Congresso statunitense, dominato dai repubblicani, che vuole che le sanzioni e le pressioni aumentino. Il loro argomento è che così facendo si obbligherebbe l’Iran a capitolare. Tuttavia, storicamente, gli strumenti di questo genere hanno sempre portato al risultato opposto. I principi dell’accordo quadro, firmato dopo nove anni di sanzioni ad ampio raggio, sabotaggi, assassinii di scienziati nucleari e isolamento internazionale dell’Iran, sono gli stessi di quelli proposti ai paesi europei nel marzo del 2005. Io allora ero portavoce della squadra nucleare iraniana. Quei negoziati hanno fatto fiasco per l’insistenza degli USA che sostenevano che l’Iran non poteva arricchire sul suo territorio perché sarebbe stata una chiara violazione dei diritti degli iraniani.

Nel 2013 gli Stati Uniti hanno accettato che l’Iran arricchisse l’uranio, conformemente al TNP, anche se era soggetto a limitazioni e solo per soddisfare esigenze pratiche. Questa mossa politica ha permesso di sbloccare la situazione e arrivare a un accordo con il Piano di azione congiunto (PAC) nel novembre del 2013. Washington ha cambiato attitudine non per acquietare l’Iran ma perché aveva capito che le sanzioni avevano accelerato il suo programma nucleare. Prima delle sanzioni l’Iran possedeva un centinaio di centrifughe, arricchiva uranio per meno di 5% e aveva una riserva di alcune centinaia di tonnellate. In seguito alle sanzioni, l’Iran conta 22.000 centrifughe, un livello di arricchimento dell’uranio del 20% e 9.000 kg di riserva. Gli appelli di Netanyahu e del Congresso statunitense a rafforzare le sanzioni non faranno altro che espandere il programma nucleare e favorire le rappresaglie iraniane.

L’accordo definitivo, previsto per giugno, potrebbe spalancare le porte a ulteriori discussioni tra l’Iran e le potenze mondiali su problemi quali la stabilità e la sicurezza in Iraq e in Siria e la lotta contro l’estremismo. Altra conseguenza positiva sono gli intensi scambi bilaterali tra gli USA e l’Iran. Il fatto che le due parti stiano dialogando apertamente per la prima volta dalla rivoluzione del 1979 è un dato positivo per la normalizzazione.

L’ambasciatore Seyed Hossein Mousavian è ricercatore alla Princeton University ed è stato portavoce dei negoziatori iraniani.

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Chiara Cartia

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