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Il cambiamento in arrivo dalla Giordania

Di Abdul Rahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (05/11/2012). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello

Due settimane fa, poco prima della mia visita ad Amman, è arrivata la notizia che alcuni terroristi erano stati arrestati dopo aver attraversato il confine tra la Siria e la Giordania. In seguito sono stati resi noti dei dettagli, gli obiettivi erano: centri commerciali e sedi diplomatiche, in particolare l’ambasciata degli Stati Uniti.

Ancora una volta c’è stato chi ha insinuato che dietro questi piani terroristici ci fossero i governi che così possono giustificare un rafforzamento della sicurezza. Ma mentre ero in Giordania qualcuno mi ha fatto notare che alle autorità giordane non gioverebbe né politicamente né economicamente pubblicizzare simili rumors perché finirebbero per danneggiare l’immagine del Paese. Invero, dopo questo episodio non c’è stato alcun rafforzamento della sicurezza, quindi si può escludere che questi gruppi terroristici siano architettati.

Poiché la Giordania si trova nel bel mezzo di una zona calda ed è un obiettivo costante, la sicurezza diventa un requisito per la sopravvivenza. In questa parte del mondo, l’apparato di sicurezza è l’autorità governativa più importante. Ieri, la Giordania era il gateway della Siria per le verdure e turisti, oggi è il gateway per i rifugiati ed i politici in fuga; per di più, i Fratelli Musulmani in Giordania stanno cercando di sfruttare il clima rivoluzionario nella regione al fine di ottenere dei vantaggi politici.

La Giordania è un modello di governance stabile e di successo che alcune potenze regionali stanno cercando di destabilizzare. È sempre stata nota per la sua moderazione politica e islamica, mentre gli Stati della Primavera araba – e la Siria potrebbe essere inclusa in un secondo momento – hanno imposto un rigido Islam politico. Naturalmente, tutte le forme di governo islamista moderato sono accolte con favore, vale a dire quelle che non cercano di sfruttare la religione per fini politici, ma in questa regione si è abituati ai modelli di Islam politico sulla falsariga dell’Iran.

Alcuni pensavano che il Regno hashemita di Giordania sarebbe stato tra i primi ad essere travolto dai cambiamenti in atto nella regione. Tuttavia, i recenti sviluppi, tra cui l’incontro ad Amman per la creazione di un fronte di opposizione siriano unito, dimostrano che la Giordania non è solo uno spazio per i campi profughi siriani, ma è anche una capitale per la rivoluzione siriana e potrebbe riuscire laddove gli altri hanno fallito, ovvero nel far cadere il regime di Al-Assad.


Ilaria Antoniello

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