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I ribelli siriani cercano armi e finanziamenti oltre il confine

Di Majeed Abdullah. Elaph (16/07/2012). Traduzione di Angela Ilaria Antoniello

La provincia turca di Hatay è diventata una base logistica, un mercato di armi e un centro di convalescenza per i ribelli siriani ei loro sostenitori, oltre che luogo di intrighi circa i finanziamenti destinati agli islamisti, e di litigio tra le milizie ribelli che sembrano essere d’accordo solo sulla necessità di destituire il presidente siriano Bashar Al-Assad.

I combattenti siriani non possono portare apertamente armi sul territorio turca, ma vengono nascoste in alcune case ritenute sicure. Armi che alcuni ribelli fabbricano da sé poiché i prezzi sul mercato nero sono saliti alle stelle e quelle promesse, per ora, restano un miraggio. Di fatto, spesso proprio grazie a queste armi artigianali è stato possibile bloccare le operazioni delle forze del regime.

Un insorto originario della provincia di Hama, pur mantenendo il più stretto riserbo sulla sua missione, ha confermato al “Los Angeles Times” che tutto ruota intorno alla mancanza di armi e di denaro. Come altri, questo insorto sostiene che le uniche milizie ben fornite sono quelle affiliate a fazioni islamiste, sebbene queste rappresentino solo una piccola minoranza dei combattenti dell’opposizione, e va addirittura oltre affermando che molti fingono di essere religiosi per ottenere i soldi dai Paesi del Golfo, in particolare dai governi dell’Arabia Saudita e del Qatar.

Secondo gli analisti, il maggior numero di finanziamenti potrebbe favorire le fazioni islamiste nel prendere il potere nel caso in cui Al-Assad venisse rovesciato. Per di più, uno dei motivi per cui gli aiuti occidentali hanno tardato ad arrivare è la preoccupazione a Washington, e altrove, per gli elementi che militano all’interno dell’opposizione armata.


Ilaria Antoniello

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