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I “posse” e il fuggitivo iraniano

Di Amir Taheri. Asharq al-Awsat (19/09/2014). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Mentre il presidente Hassan Rohani si prepara a partire per New York,  tra i suoi sostenitori si dice che  tornerà con “un’altra grande vittoria diplomatica.” Abbiamo sentito lo stesso ritornello lo scorso anno, in occasione del primo viaggio di Rohani nella grande mela per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una breve chiacchierata telefonica con il presidente americano Barack Obama, seguita dall’Accordo di Ginevra, era stata presentata come “la più grande vittoria diplomatica nella storia islamica”.

Tuttavia, mentre l’Iran ha congelato una parte importante del suo programma nucleare, i 5+1 non solo hanno fallito nell’eliminare le vecchie sanzioni, ma ne hanno imposte delle nuove. Il gruppo ha permesso all’Iran di spendere 4 miliardi di dollari derivati dai suoi introiti petroliferi, ma hanno continuato a congelare ogni mese 1 miliardo di dollari provenienti dalle nuove entrate petrolifere. Il risultato è che, oggi, il denaro iraniano bloccato è maggiore rispetto ad un anno fa.

Con l’economia iraniana in declino del 2% e l’inflazione arrivata quasi al 40%, Rohani ha bisogno di un’altra Fatah al-Fotuh (vittoria delle vittorie) per dare nuovo slancio alla sua fallita presidenza. Per convincere il suo mercato di creduloni, Rohani ha presentato come obiettivo quello di persuadere i 5+1 a riconoscere il diritto iraniano di arricchire una certa quantità di uranio. Il diritto ad arricchire l’uranio è riconosciuto per tutte le nazioni, comprese quelle che, come l’Iran, hanno firmato il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP). Il TNP riguarda, infatti, la prevenzione della diffusione delle armi nucleari, non la restrizione di attività nucleari pacifiche.

Quello che Rohani ha promesso di ottenere è un diritto riconosciuto per tutte le nazioni, compresa l’Iran. Inoltre, il gruppo dei 5+1 non è autorizzato a offrire nulla, è un corpo ad hoc senza status legale.  Etimologicamente, la parola “negoziazione”, dalla sua radice latina, significa “dare e avere”. In questo caso, un parte, l’Iran, essendo uno Stato-nazione, ha dei precisi meccanismi per il dare, mentre l’altra, il gruppo dei 5+1, essendo un club vago, non può dare, anche se lo volesse.

Il gruppo dei 5+1 mi ricorda quelli che nei film occidentali venivano definiti “posse”, termine inglese per definire i gruppi armati formati per dare la caccia a un fuggitivo. Spesso, il gruppo si trasforma in un manipolo di linciatori, che agisce come giudice, giuria e boia. Per l’imputato sarebbe meglio trattare con uno sceriffo ufficiale. Se l’Iran non sta imbrogliando, continuando una ricerca clandestina per la bomba, sarebbe meglio cercare una soluzione attraverso delle negoziazioni con l’ONU e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, corpi legalmente riconosciuti di cui l’Iran è fondatore e membro.

L’accordo che Rohani sta elemosinando ridurrebbe la sovranità nazionale iraniana senza risolvere la disputa sul nucleare. I 5+1 chiedono un diritto di veto sulla capacità di arricchimento dell’Iran, il numero di centrifughe, lo scopo della ricerca scientifica, la localizzazione dei siti nucleari e il futuro dell’impianto per la produzione di acqua pesante ad Arak. Il gruppo dei 5+1 insiste nel dire che l’Iran rimane sotto la sua supervisione, anche per quanto riguarda il modo in cui il paese spende i suoi introiti petroliferi, per 12-20 anni.

Se Rohani firmasse questo accordo non sarebbe la prima volta che l’Iran viene posto sotto tutela straniera. Nel 19° e all’inizio del 20° secolo ogni aspetto del paese era controllato da una potenza straniera. Un secolo dopo abbiamo un governo pronto a firmare un accordo del genere per nascondere le follie di un regime incompetente. Triste storia.

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Viviana Schiavo

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