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I più deboli di fede (tra negazione e autocritica)

Di Dawood Al-Sherian. Al-Hayat (24/11/2015). Traduzione e sintesi di Laura Giacobbo

Sul sito web Sasapost è apparso un articolo intitolato “Gli arabi musulmani e il terrorismo: la negazione politica nel tempo dell’umiliazione”, pubblicato da Wael Zammit, giovane tunisino che si occupa di affari politici. Lo scrittore dice che – parlando della reazione di alcuni intellettuali e scrittori arabi ai crimini terroristici – alcuni di loro ritengono di dover insultare gli arabi, altri di maledire i paesi arabi e di attaccare l’Islam. Infine aggiunge: “come se l’autore del crimine fosse stato eletto all’unanimità da tutti i musulmani arabi come loro rappresentante o esempio”.

Questo articolo è solo un esempio di molti altri articoli e centinaia di tweet che sono stati pubblicati dopo gli attentati terroristici di Parigi. L’autore rifiuta di trasformare ogni evento terroristico come un’occasione per confermare lo stereotipo che demonizza l’Islam e consacra i suoi collegamenti con la violenza. Questo argomento ignora il fatto che i fautori degli attentati di Parigi, e non solo, scappano dalla religione e vivono una vita che non ha nulla a che fare con l’Islam e con la devozione. Inoltre l’immagine del terrorismo attuale è una questione incomprensibile e complessa, che ha utilizzato l’ideologia come maschera fuorviante.

Forse ciò che il giovane tunisino ha voluto trasmettere dai testi dallo scrittore americano ed ex analista della CIA Graham Fuller, conferma il facile errore di collegare il terrorismo ai musulmani. Quest’ultimo ha detto nel suo libro “Un mondo senza Islam” – pubblicato nell’agosto del 2010 – che “alla luce dell’orientamento imperialista occidentale e delle sue politiche coloniali, emergono viscide organizzazioni  come “Daesh”.

Non vi è dubbio che l’incitamento praticato da un piccolo numero di musulmani coinvolgere facilmente i nostri giovani, che per la metà ne vengono sedotti.

È certo che noi abbiamo affrontato il problema del terrorismo, ma continua tutt’ora ad essere una questione da riprendere in considerazione. La negazione assoluta allontana l’obiettivo.

La nostra religione e la nostra eredità sopportano da troppo tutta questa violenza, che ha travolto il mondo verso l’ingiustizia. Tutto ciò è per noi segno di fallimento e di tragica sconfitta.

Dawoon al-Sherian è un giornalista saudita.

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


Roberta Papaleo

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