Daesh Zoom

I militanti di Daesh sono pazzi?

Di Khalil Ali Haydar. Al-Arabiya (30/11/2015). Traduzione e sintesi di Annamaria Bertani.

Il mondo arabo, che si stava ancora riprendendo dallo shock di Al-Qaeda, oggi si trova faccia a faccia con un’organizzazione rivale ancora più feroce e brutale che si fa chiamare “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”. Daesh (ISIS), acronimo con il quale viene chiamata questa nuova e demoniaca creatura, ha oltrepassato tutti i limiti di violenza e terrore, ha infranto gli equilibri nelle aree da esso controllate e ha fatto sperimentare a uomini e donne varie forme di sofferenza e umiliazione, tutto ciò in nome della creazione di uno stato islamico, della difesa della religione e della lotta agli infedeli, in particolare ai cristiani.

Uno dei ragazzi cristiani emigrati in Germania che il giornale Al-Hayat ha incontrato a Berlino, ha detto con rabbia: “Non posso vivere sotto Daesh o Al-Nusra e non accetto di dover pagare la jizya (tassa imposta ai non musulmani) o di essere trattato come un dhimmi (suddito non musulmano), io sono di pura origine siriana e araba. Non è ammissibile che un uomo armato arrivato dalla Cecenia o da un altro paese abbia più valore di me nel paese dei mie antenati. Non si può negare che i siriani simpatizzino con gli estremisti, ma si tratta di una piccola percentuale. I siriani sono nati in un paese variegato e sono imbevuti di principi nazionali”.

Un altro giovane siriano ha poi parlato del destino dei cristiani nel suo paese e nella regione: “Non vedo un futuro sicuro per le minoranze cristiane in questa parte del mondo. Guarda cosa è successo in Iraq! Il crollo dell’ideale del panarabismo ha privato le minoranze della loro ultima protezione. Il problema dei cristiani qui è che essi non amano vivere sotto una dittatura, anche se questa garantisce loro la protezione fisica. Una cosa che non molti sanno è che il più alto tasso di emigrazione di siriani cristiani si è registrato all’epoca di Hafez al-Assad. Le minoranze non erano perseguitate, ma egli le voleva sotto la sua ala. L’alleanza con gli sciiti in Libano rientra in questa strategia, così come il tentativo di sottomettere i maroniti in Libano. Il problema è che il regime combatte gli islamisti, ma è anche alleato con essi, infatti combatte gli islamisti sunniti e si allea con gli islamisti sciiti”.

La vita sotto Daesh può essere descritta con il motto “i bottini ai governanti e la paura ai governati”. I cittadini non testimoniano la brutalità di questi fanatici, ma la grave carenza di elettricità e acqua corrente. Tuttavia la propaganda vincente dei leader di Daesh è riuscita a convincere almeno 20 mila combattenti stranieri. Sui social network le zone controllate da Daesh sono dipinte come luoghi idilliaci nei quali le famiglie locali sono allegramente mescolate agli stranieri armati. In un articolo di un giornalista americano apparso su Asharq al-Awsat molti degli intervistati affermano come Daesh in verità sia meno corrotto dei precedenti governi in Siria ed Iraq. Questa risposta non riflette forse la miseria e la disgrazia del mondo arabo? Tutti gli intervistati inoltre sono stati testimoni di almeno una decapitazione o di un altra morte brutale. Le donne sono costrette ad indossare il velo ma rischiano la pelle soltanto uscendo di casa senza un mahram (un uomo con il quale ogni rapporto sessuale sarebbe considerato incestuoso). Addirittura molte donne non escono mai di casa per paura di essere rapite e costrette a sposare un foreign fighter.

Le persone si sentono straniere nella propria città, ma alcuni ammettono che molti amici si sono uniti a Daesh per diventare combattenti, insegnanti o impiegati nelle istituzioni governative. La maggior parte di questi lo fanno spinti da esigenze economiche. Alcuni hanno affermato che “i sostenitori di Daesh sono sempre molto ostili e arrabbiati, sono qua per uccidere, non per governare”. L’intelligence francese ha affermato che i gruppi terroristici talvolta attraggono persone che soffrono di malattie mentali. Il giornale kuwaitiano Al-Qabas ha dichiarato che “circa il 10% degli estremisti monitorati a partire dal gennaio scorso soffre di schizofrenia e disturbi della personalità”. Questo è il comportamento dei “pazzi”, ma i sani si comportano forse meglio e con più compassione? Si dice che la struttura di Daesh è composta da capi e soldati dell’esercito di Saddam. Anche tutti loro soffrono di disturbi della personalità? Forse chi non ha umanità e compassione è disturbato e pazzo, ma questo comporta forse di non doverlo ritenere responsabile?

Khalil Ali Haydar è uno scrittore e ricercatore kuwaitiano.

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Roberta Papaleo

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