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I Curdi iracheni lottano per evitare conflitti regionali

Di Mohammed A. Salih. Al-Monitor (01/05/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

In copertina, combattenti Curdi peshmerga a Erbil (Credit: AFP/Safin Hamed)

Mentre una coalizione di Stati arabi sunniti guidati dall’Arabia Saudita prende di mira le forze sciite Houthi ed i loro alleati in Yemen, i Curdi iracheni stanno a guardare chiedendosi che influenza avranno su di loro le ripercussioni dei conflitti settari nella regione e fino a quando potranno evitare di esserne risucchiati.

Negli ultimi anni, i Curdi hanno mostrato segni di divisione di fronte alla polarizzazione regionale. Lo scoppio della rivoluzione siriana nel 2011 divise i Curdi iracheni circa la risposta agli eventi siriani. I due maggiori gruppi Curdi iracheni, il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) e l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), sembravano allineati con campi regionali opposti: il primo a favore dell’opposizione, come la maggior parte degli Stati sunniti della regione, dalla Turchia all’Arabia Saudita e il Qatar; il secondo, invece, è stato percepito come più vicino alle posizioni dell’Iran.

Le politiche a volte divergenti su questioni importanti in Iraq e nella regione sono dovute alla lunga diffidenza reciproca tra le parti. Invece di dare al governo regionale del Kurdistan (KRG) il potere di formulare e dirigere la politica curda sulle questioni irachene e regionali, il KDP e PUK sembrano accentrare queste problematiche nelle proprie mani.

Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, i due partiti curdi armati hanno lavorato alla creazione di un’amministrazione comune e hanno dimostrato un’unità senza precedenti su molte questioni nazionali e regionali. Tuttavia, negli anni più recenti, le due parti hanno perseguito politiche diverse nei confronti di temi cruciali come il trattare con il governo centrale di Baghdad e la portata dei loro rapporti con gli attori regionali.

Ma quando, nel giugno 2014, Daesh (ISIS) ha invaso gran parte dell’Iraq, il KDP è stato inizialmente riluttante ad agire contro il gruppo, ritenendo la sua proliferazione un risultato del conflitto tra sciiti e sunniti tra popolazioni arabe irachene – un conflitto che non ha coinvolto i Curdi. Al contrario, il PUK ha deciso di occuparsi di Daesh nel nord della provincia di Diyala percependolo come una minaccia alla sicurezza del Kurdistan.

Ora che gli Stati arabi sunniti, soprattutto dal Golfo, hanno formato una coalizione militare e diplomatica per controllare la crescente influenza dell’Iran, i Curdi iracheni si chiedono come saranno influenzati dai cambiamenti di potere che interessano la regione.

Nonostante il propendere occasionale verso una potenza regionale o l’altra, i Curdi iracheni non sono diventati parte attiva dei conflitti locali. Allorché il governo iracheno ha lottato per sviluppare legami con gli Stati arabi sunniti e la Turchia, la regione curda è rimasta in rapporti relativamente stabili con l’Iran, i Paesi arabi sunniti e la Turchia, nonostante i normali alti e bassi.

Secondo alcuni, le divisioni tra i curdi potrebbero renderli suscettibili alle forti pressioni regionali, costringendoli a piegarsi. Altri sono più fiduciosi, come l’analista Hiwa Osman, secondo cui i Curdi, che non fanno parte di questo conflitto ideologico-settario, dovrebbero mantenere l’equilibrio raggiunto.  In mezzo alla rapida destabilizzazione, poi, alcuni vedono per i Curdi l’opportunità di beneficiare delle divisioni regionali volgendole a proprio favore. Tuttavia, resta da vedere se i curdi potranno davvero trarre profitto da un più ampio conflitto di potere tra sunniti e sciiti a cui prendono parte Stati potenti.

Mohammed A. Salih è una giornalista che vive a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Ha scritto su Curdi e affari iracheni per i media locali e internazionali.

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Ilaria Antoniello

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