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Human Rights Watch critica limitazioni di viaggio introdotte in Tunisia

(Al Huffington Post Maghreb). Secondo le stime delle Nazioni Unite, sono circa 5.000 i tunisini che hanno lasciato il Paese per unirsi alle fila delle organizzazioni estremiste in Medio Oriente, facendo della Tunisia “il primo esportatore di jihadisti” al mondo. Al fine di lottare contro queste partenze, il ministero dell’Interno impedisce ad alcuni cittadini sospetti di recarsi all’esterno del Paese.

La misura adottata dalle autorità tunisine ha suscitato non poche critiche, come quelle sollevate dall’organizzazione Human Rights Watch (HRW) nel suo ultimo rapporto, nel quale definisce le limitazioni di viaggio come “arbitrarie”.

Secondo il rapporto, inoltre, tali misure sono in vigore già dallo scorso marzo, mese dell’attacco al museo del Bardo di Tunisi, avvenuto ben prima del recente attentato a Sousse. HRW ha riferito che il ministero dell’Interno ha ordinato alle guardie di frontiera di esigere l’esibizione di un consenso parentale da parte di viaggiatori al sotto dei 35 anni di età diretti in Turchia, Marocco, Algeria o Libia, fatto confermato anche dal segretario di Stato alla sicurezza nazionale Rafik Chelly.

Tuttavia, secondo le testimonianze raccolte da HRW, la misura sembra essere stata applicata anche a viaggiatori diretti verso altre destinazioni: ad esempio, a una donna di 28 anni in viaggio per Dubai è stato comunque chiesto di presentare l’autorizzazione parentale; un designer di 25 anni non si è potuto recare in Arabia Saudita per lo stesso motivo, nonostante fosse in possesso di un’autorizzazione del ministero degli Esteri.

In seguito a queste e altre testimonianze, HRW ha fatto appello al governo di “non limitare il diritto alla libertà di movimento a meno che non sia strettamente necessario per proteggere al sicurezza nazionale e fare in modo che tali limitazioni siano proporzionali allo scopo”. HRW ha inoltre chiesto alle autorità tunisine di “garantire a tutti coloro che non hanno il permesso di spostarsi di poter almeno contestare questa decisione in tribunale”.

 


Roberta Papaleo

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