Hezbollah Siria Zoom

Hezbollah e la tassa sul sangue

Hezbollah uscirà vivo dalle perdite subite recentemente in Siria?

Di Sateh Noureddine, al Modon, (01/03/2020). Traduzione e sintesi di Giorgia Lo Nigro

Il duro colpo subito da Hezbollah nel nord della Siria due giorni fa [N.d.R. il 28 febbraio scorso] non riporta il dibattito alla sua origine e non ripropone la domanda su ciò che fa il partito a Saraqeb o sui fronti di Idlib, Aleppo e Hama. L’unica conclusione che se ne trae è che la più forte organizzazione libanese è diventata marginale: si è trasformata in un dettaglio secondario, in un capro espiatorio nel gioco dei potenti, in un sacrificio che offre  i suoi alleati al mattatoio siriano quando, invece, sarebbe dovuta diventare la più grande forza regionale, coinvolta nella formulazione degli equilibri di tutta l’area, come affermato del Segretario generale Nasrallah nel suo ultimo discorso.

Gli eventi che hanno coinvolto più di 30 combattenti tra morti e feriti non provano fino ad ora che la Turchia abbia preso apertamente di mira il partito, ma che ha ripartito invece in modo indistinto la sua sete di vendetta sui diversi siti controllati dal regime siriano e dalle milizie che combattono al suo fianco. Ha infatti ucciso quattro tra i  più potenti ufficiali siriani, dieci soldati e militanti di ogni genere, tranne i russi, naturalmente,  che non allestiscono centri permanenti nelle regioni obiettivo dei loro attacchi aerei.

Tuttavia, l’espansione del partito sui fronti lontani dell’estremo nord della Siria non è da attribuire soltanto all’esistenza di un fronte di guerra infuocato,  ma al bisogno sul fronte del maggior numero possibile di combattenti accanto all’esercito siriano, il cui numero di soldati si è drasticamente ridotto a meno di 100 mila; tra questi si ricordano le Unità della Guardia repubblicana coinvolte nell’ultima battaglia nel nord della Siria, battaglia facile all’inizio, prima che  la situazione si ribaltasse completamente in pochi giorni a favore dell’opposizione siriana grazie anche all’appoggio turco.

Naturalmente, non è stata la prima volta che il partito si è trovato a combattere sul principale fronte di guerra, anzi al contrario, è stato presente in modo costante nelle differenti fasi del conflitto siriano, dalla battaglia di Homs e dall’assedio del quartiere di Bab al Omar Al-Mashin fino ad oggi. Tuttavia, non si era mai scontrato con  le forze siriane di opposizione addestrate, organizzate e finanziate come fanno oggi i gruppi che combattono sui fronti di Idlib, di cui il più importante è l’Esercito siriano libero. Le vittorie erano prima dunque possibili e sempre in aumento anche grazie alla copertura aerea russa che si è rivelata decisiva nell’autunno del 2015.

La battaglia finale che ha ucciso 30 combattenti di Hezbollah  è stata una delle più grandi e pericolose battaglie a cui ha assistito il conflitto siriano negli ultimi nove anni. Si crede che il partito stia pagando a caro prezzo parte del conflitto turco-iraniano nascosto alla Siria: il tutto non è però coerente con la situazione dell’Iran, bloccato all’interno e più debole all’esterno, soprattutto in Siria. Per questo motivo, all’Iran non conviene aggiungere un nuovo nemico come la Turchia, che costituisce una delle più importanti zone per la violazione di tale blocco. Chiaramente, nonostante  l’ultima proposta del Presidente iraniano Hassan Rouhani di tenere un Summit tra Turchia, Iran e Siria costituisce un insulto per Ankara, probabilmente non  la farà alterare del tutto in attesa di Mosca che naturalmente non accoglierà tale proposta a braccia aperte.

Teheran invece di organizzare tale Summit, farsi intermediario tra i suoi alleati sulla pista dell’ex Astana, della Russia e della Turchia e presentarsi come il risolutore dei conflitti nel Nord della Siria, ha invitato la Turchia ad aprirsi al regime di Assad e a sedersi con lui al tavolo delle negoziazioni escludendo la Russia e facendo capire ad Ankara che  le sue milizie schierate sui fronti di Idlib e Aleppo avrebbero potuto colpire le unità turche nella regione, ma che non hanno voluto farlo.

Questa è la prova che Teheran non ha compreso fino ad oggi la portata e la natura del conflitto tra la Turchia e la Russia e non ha esaminato le mosse del Presidente Recep Tayyip Erdogan, che sta combattendo una vera e propria guerra con la Russia in Siria, prevista già dall’autunno del 2015, senza preoccuparsi di causare uno scontro tra gli eserciti turco e russo e di pagare quella guerra che non ha aspettato di ottenere il sostegno dell’America e della NATO per scoppiare. Tale guerra è stata questione di vita o di morte per Erdogan, per il suo governo, per il suo partito e per gli interessi del suo Paese e non riguarda soltanto le centinaia di migliaia di nuovi rifugiati siriani che i russi e il sistema hanno spinto in territorio turco nelle settimane passate.

La tassa sul sangue pagata da Hezbollah è irrilevante per i russi e i turchi e naturalmente,  anche Damasco, Teheran, Beirut e qualsiasi  altra capitale ne resteranno fuori.

Sateh Noureddine è caporedattore del giornale libanese Al Modon. È stato anche giornalista e caporedattore del quotidiano As-Safir dal 1977 al 2012.

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Redazione

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