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Hamas e Fatah: un riavvicinamento?

Di Ibrahim Abrash. Maanews (29/01/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Che la notizia sia vera o sia stata gonfiata, Mohammed Dahlan, che conta amicizie con Saif al-Islam al-Gheddafi, con gli Emirati Arabi Uniti, con uomini d’affari egiziani e giordani, nonché con l’amministrazione americana e israeliana, è già tornato sulla scena politica palestinese, imponendosi come fattore nell’equazione regionale.

Nello specifico, il ritorno di Dahlan potrebbe portare alla riconciliazione tra Fatah e Hamas e al suo coinvolgimento nel processo di pace. Infatti, se dovessero continuare l’opposizione di Abu Mazen al piano di Kerry e la sua impotenza sui palestinesi, su Hamas e sul Movimento per il Jihad Islamico, non è così remoto che Dahlan diventi il prossimo presidente dell’ANP. Questo, inoltre, spiegherebbe il forte interesse del segretario di Stato americano per la riconciliazione tra Abu Mazen e Mohammed Dahlan.

Le intricate relazioni tra il presidente dell’ANP, Dahlan e Hamas, però, non sono una novità, avendo caratterizzato gli ultimi dieci anni di storia palestinese. Infatti, dopo il fallimento dei negoziati di Camp David nel 2000 e l’assedio di Arafat a Ramallah nel 2002, la Striscia di Gaza, formalmente sotto l’autorità di Dahlan, è diventata l’agone in cui egli ha combattuto due battaglie: da una parte, quella per la legittimità di Arafat; dall’altra, quella contro Hamas, forza ufficialmente illegittima, ma con grande adesione popolare.

Inoltre, nel 2004, mentre Stati Uniti e Israele cercavano di eliminare politicamente Arafat, Hamas radicava la sua presenza militare e politica nella Striscia, inaugurando una fase di polarizzazione, e Fatah si trovava sempre più divisa tra due correnti: la linea Dahlan-Abbas e quella di Arafat. Tuttavia, l’alleanza tra Abbas, poco carismatico e inesperto, e Dahlan, dotato di carattere e soprattutto sostenuto da Washington e da Tel Aviv, era un accordo di necessità che non prevedeva la condivisione di vero progetto nazionale. Infatti, l’intesa tra i due iniziò a vacillare quando si aprì il dibattito sulla responsabilità per il controllo di Hamas nella Striscia e divenne insostenibile allorché Dahlan decise di avviare un’inchiesta sulle finanze che Arafat aveva destinato all’OLP e all’ANP.

Dopo la sentenza del tribunale governativo di Fatah che imponeva il suo allontanamento dal movimento, Dahlan trovò protezione negli Emirati Arabi Uniti. Nonostante la distanza, però, Dahlan non ha mai trattenuto le critiche nei confronti sia di Abu Mazen, troppo inerte nel processo di pace e nel risanamento economico, sia di Hamas, causa del degrado di Gaza, ulteriormente acuito dopo la rivoluzione egiziana 30 giugno 2013. Infatti, la nuova dirigenza egiziana ed El Sisi, togliendo il sostegno a Hamas, hanno affidato a Dahlan il compito di porre fine al potere di Hamas, senza alcun coinvolgimento militare.

Tuttavia, dal canto suo, Hamas ha visto in Dahlan una possibile uscita d’emergenza dalla crisi politica, strategica e finanziaria. Infatti, se già un anno fa una delegazione di Hamas aveva fatto visita a Dahlan negli Emirati, negli ultimi giorni alcuni indicatori hanno fatto emergere il riavvicinamento, o comunque una fredda intesa, tra i due. Probabilmente, Hamas è convinto che, rafforzando la posizione di Dahlan nella Striscia, aumenteranno le possibilità di confronto tra le due correnti di Fatah.

Quindi, come si risolveranno i nessi di potere tra Dahlan e Hamas nell’amministrazione di Gaza? Dahlan riprenderà il controllo della Striscia con la benedizione e il sostegno egiziano, arabo, americano e israeliano? Sostenere un qualsiasi tipo di riavvicinamento palestinese-palestinese è essenziale, ma solo all’interno di un’azione nazionale coesa.

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Roberta Papaleo

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