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Governo Chahed: la Tunisia uscirà dalla crisi?

tunisia

Di Inès Oueslati. Al Huffington Post Maghreb (22/08/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Anche se avvenuto in estate, quando l’attenzione generale è altrove, al nuovo governo tunisino non si possono risparmiare alcune critiche. Il nuovo paesaggio politico che attende la Tunisia al ritorno dalle vacanze, generato dalla crisi economica, è comunque responsabile di una crisi politica tra i partiti al potere, crisi che minaccia di continuare anche in seno alla nuova formazione.

Quando il 2 giugno scorso, il presidente Béji Caïd Essebsi aveva accennato l’idea di sostituire il governo Essid con un governo di unità nazionale, il fattore economico era stato usato come cavallo di battaglia. Accusato di aver evocato nei media l’idea di una dimissione da parte del premier Habib Essid, il presidente aveva insistito sul fatto che la sostituzione interessava piuttosto la composizione del governo che il suo capo. Ad ogni modo, quando Youssef Chahed è stato scelto per formare il nuovo governo, le tensioni si sono fatte sentire. Il che fa pensare che la Tunisia si stia dirigendo già verso un’altra crisi, e stavolta non economica.

Infatti, il governo annunciato da Chahed lo scorso 20 agosto è lungi dal godere dell’unanimità, per varie ragioni: per la quota concessa ai vari partiti, per i profili di alcuni ministri e sottosegretari, per l’eliminazione di alcuni vecchi ministri. Per tutti questi motivi, molti sono gli insoddisfatti e si stanno facendo sentire. Quindi, generato da una crisi economica, il cambiamento politico sta generando anche una nuova crisi che interessa i quattro partiti al potere. Afek Tounes e l’UPL hanno dichiarato apertamente il loro malcontento e Ennahda ha espresso le sue riserve circa alcuni profili.

Il conflitto quindi è pubblico e alla fine non resteranno che due partiti al potere e una pluralità di piccole mani: Al Massar, il blocco democratico, Al Joumhouri, l’UGTT e alti partiti indipendenti sono stati scelti per alcuni portafogli. Questi partiti dovranno coabitare all’interno di uno stesso governo con altri le cui animosità politiche e ideologiche sono ormai note a tutti.

La difficoltà di costruire un governo comune, di assicurare l’unità nel quadro di una formazione detta di “unione nazionale” sono sul tavolo. E ci sono timori sull’efficacia di questo cambiamento. Partiti tanto diversi per natura possono mettersi insieme e lavorare a uno scopo comune?

Alla fine di questa tumultuosa estate politica, è la distribuzione del potere tra i partiti ormai consolidati e certe figure dell’opposizione tunisina ad essere cambiati. Che questo cambiamento possa essere utile per il paese, è ancora tutto da vedere.

“In politica, raramente si sceglie tra bene e male, ma tra il peggio e il male minore”, aveva scritto Niccolò Machiavelli: in questo senso, la Tunisia è di certo “in politica”.

Inès Oueslati è la caporedattrice di Huffington Post Tunisie.

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