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Golfo Arabico o Golfo Persico? Una contesa che va oltre il nome

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La disputa sulla denominazione del Golfo cela una ben più radicata ostilità tra le due forze più influenti nell’area

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (11/01/2017). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

In questi ultimi giorni, i media hanno più volte portato alla luce notizie legate all’attuale contesa tra arabi e iraniani circa la denominazione del Golfo su cui si affaccia l’Iran a nord, l’Oman a est, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar a sud, l’Arabia Saudita a sud ovest e il Kuwait e l’Iraq a nord-ovest, e nel quale si situano diverse isole, tra cui il Bahrein, Qeshm, Bubiyan e l’emiratina Dalma.

Nello specifico, Google ha indetto un referendum su internet affinché tutti potessero esprimere la propria opinione in merito: il risultato è stato una netta vittoria della nomenclatura di “Golfo Persico” con il 56,8%, contro quella di “Golfo Arabico”, scelta dal 43,2% dei votanti, che sono stati, nel complesso, più di un 1 milione e 200 mila. In questo contesto, sono pervenute anche diverse denunce da parte di studenti e genitori nei confronti del mistero della Pubblica Istruzione degli Emirati, a causa della presenza della definizione di “Golfo Persico” sui libri scolastici, e il ministero ha replicato che verrà tempestivamente corretto qualsiasi errore. In realtà, già tra luglio e settembre dell’anno scorso, la società di linee aeree omanita aveva annunciato il blocco alle rotte degli aerei che facevano uso della denominazione di “Golfo Persico” piuttosto che quella di “Golfo Arabico”, e l’Iran, ancor prima, aveva avvertito le compagnie aeree che utilizzavano la nomenclatura di “Golfo Arabico” di non essere autorizzate ad entrare nel suo spazio aereo.

Entrambe le parti, arabi e iraniani, adducono numerose prove storiche, geografiche e logiche per affermare sia l’“arabicità” che la “persianità” del Golfo, ed entrambe provano ad esercitare il loro potere sul mondo attraverso l’imposizione della loro nomenclatura specifica, acuendo sensibilmente la lotta politica che imperversa nella regione, in cui sembra che l’equilibrio dell’Iran abbia più peso effettivo e maggiore impatto sulla comunità internazionale. Da un lato abbiamo l’Iran, con i suoi reattori nucleari, i suoi missili balistici, le sue alleanze internazionali e il suo sostegno militare agli arabi sciiti in molti Paesi; dall’altro gli Stati del Golfo, le loro ricchezze, le loro alleanze internazionali e arabe e la loro strenua battaglia contro gli alleati di Teheran in Yemen, Siria, Libano e così via.

La diatriba sul nome del Golfo, dunque, è una contesa politica molto più che storico-geografica. In particolare, la regione di Ahwaz è diventata un campo regionale di controversia tra Iraq e Iran.  Lampante è il gesto estremo dell’Iran, che sta cercando di aumentare la percentuale di non arabi e di cambiare gli originari nomi arabi di città, paesi e fiumi: secondo questo principio, ad esempio, la città di Mohammerah, capoluogo di regione, è diventata Khorramshahr.

In tale situazione, la denominazione del Golfo non è legata solo alla contesa tra l’Iran e i vicini Paesi arabi, ma anche alla disputa interna che rivela la crisi di uno Stato teocratico che si basa sulla predominanza di persiani su altre nazionalità, di sciiti su altre sette religiose, di poche città sui restanti paesi e campagne.

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