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Gli USA parlano alla Tunisia

di Stefano Maria Torelli

Le relazioni tra Tunisia e Stati Uniti sono buone, ma il governo di Tunisi deve assicurare che potrà garantire la sicurezza dei cittadini stranieri sul proprio territorio. Questo il senso del messaggio che l’Ambasciatore statunitense in Tunisia, Jacob Walles, ha postato sul sito dell’Ambasciata lo scorso 15 ottobre, a un mese dall’attacco da parte di gruppi salafiti e radicali islamisti, all’edificio e a un’adiacente scuola statunitense, in cui sono morte tre persone. I rapporti tra i due Paesi, assicura l’Ambasciatore, non sono in discussione, ma si evince la preoccupazione per possibili nuovi attacchi a cittadini e obiettivi statunitensi e si chiede esplicitamente a Tunisi di rintracciare e punire i responsabili dei deprecabili attacchi violenti dello scorso mese.

 

Il messaggio di Walles arriva in un momento delicato per la Tunisia, sempre alle prese con le sfide della rinascita economica e della stabilizzazione a seguito dei cambiamenti politico-istituzionali occorsi dopo la caduta di Ben ‘Ali. L’Assemblea costituente – che attualmente svolge anche le funzioni di governo – dovrà a breve presentare il testo definitivo della carta costituzionale tunisina e, nel 2013, sono previste le elezioni che ridisegneranno gli equilibri politici del Paese. Come se non bastasse, il leader di al-Nahda Rashid al-Ghannushi nei giorni scorsi è stato nuovamente al centro di dure polemiche, per via di un video girato di nascosto che lo ritrae insieme ad esponenti di gruppi salafiti, mentre dà loro consigli su come agire in modo tale da non destare la reazione dei partiti secolaristi, tramite passi graduali, con lo scopo di arrivare a posizioni di controllo.

 

Nonostante lo stesso al-Ghannushi ha dichiarato di essere vittima di un malinteso, spiegando che stava evitando che i giovani salafiti potessero arrivare a scontrarsi con esercito e polizia. In ogni caso, il clima in Tunisia continua a essere teso e non è ancora del tutto chiaro quali saranno i contorni che alla fine assumerà la transizione in corso. Oltre il confronto interno tra secolaristi e islamisti e, tra lo stesso mondo islamista, tra i moderati di al-Nahda e le frange più estreme del salafismo, si inseriscono le preoccupazioni dei Paesi stranieri per il futuro del Paese. Il messaggio dell’Ambasciata degli Stati Uniti, in questo senso, è emblematico della difficoltà di avere piena fiducia nell’attuale governo di Tunisi.


Claudia Avolio

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