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Gli strumenti dei Gnawa

Alle pratiche rituali, iniziate e terapeutiche prendono parte i ma’alem, ognuno dei quali è a capo del proprio gruppo che, generalmente, è composto da sei suonatori di crotale, un cantante, un uomo che ha il compito di dire determinate cose durante il rito (viene chiamato harkssū) e un muqaddim che serve per mettere in contatto i musicisti con i finanziatori della celebrazione e con il zukay ossia il vice-ma’alem. I musicisti e gli acrobati devono rispettare e obbedire il ma’alem che li sceglie per i riti. E’ colui che anima i riti di possessione organizzati dalla confraternita, assiste alla preparazione degli accessori rituali, deve sapere immolare l’animale nel modo giusto, sacrificarlo al fine di celebrare il rito di possessione, offrire le galline in determinati momenti per i riti terapeutici. Senza il suo intervento, le attività dei musicisti sarebbero ridotte a semplici animazioni, spettacoli nelle piazze pubbliche. Spesso oltre alle cerimonie rituali, alcuni musicisti partecipano a spettacoli pubblici. In questi ultimi non c’è spazio per le invocazioni di mlūk (dei precisi tipi di spiriti), i fumi dell’incenso e tutti quelle attività consacrate alle celebrazioni rituali. Questi spettacoli riscuotono molto successo, ci sono infatti molte persone che simpatizzano per una particolare confraternita o anche amanti della musica gnāwa. L’interesse è dovuto principalmente al ritmo proprio della musica gnāwa caratterizzato da tre strumenti principali: il guenbri, i crotali e i tamburi.

Il guenbri è un liuto-tamburo a tre corde, ha due parti principali in legno: la cassa e il manico. Secondo gli anziani esperti, il legno dovrebbe essere di pioppo perché dà un ottima risonanza alla cassa. Il legno di fico invece non è più utilizzato in quanto questa pianta è maskūn, ossia abitata dagli spiriti. La cassa del guenbri misura sessanta centimetri di lunghezza, venti di larghezza e quindici di profondità, il manico invece va da un metro a un metro e venti centimetri. La cassa del guenbri viene fabbricata dai Gnāwa stessi che poi la consegnano ad un artigiano specializzato il quale la ricoprirà con la pelle di dromedario conciata ed essiccata. Le tre corde sono ricavate dall’intestino di un caprone grasso per avere una buona resistenza e per evitare che si rompano nel momento della preparazione. Vengono sistemate ponendo la corda alta per prima all’estremità del manico, la mediana a due dita di distanza dalla prima e infine la bassa. All’estremità del manico è attaccata una barretta di metallo con degli anelli fissati su di essa, chiamati sersera, i quali producono dei suoni metallici simili a delle campanelle.Questo strumento sacro è coperto di particolari attenzioni: viene protetto da un fodero in tessuto, generalmente di colore verde e si deve stare molto attenti a dove viene messo; non deve essere poggiato in luoghi impropri per evitare di far infuriare i mlūk. Infine, non deve mai essere lasciato incustodito.

I crotali, o qraqeš, possono essere in ferro e in legno. Sono delle cupole identiche di tredici centimetri di diametro, rilegate da una barra metallica di nove centimetri, larga tre centimetri. I musicisti ne tengono due per mano facendole battere. Le due cupole sono legate da un laccetto in cuoio.

Gli altri strumenti utilizzati dai Gnāwa sono dei tamburi (tbola), uno grande e uno piccolo, decorati con l’henné con dei motivi che ricordano delle mani e delle stelle a cinque braccia. Vengono colpiti con due bacchette in legno. I tamburi animano la derdeba e precedono la parte rituale consacrata alle danze di possessione.

Alessandra Cimarosti

 


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