Palestina Zoom

Gli Stati Uniti e il mancato accordo di pace tra Israele e Palestina nel 2014

Di Lara Jakes. Al-Arabiya (22/12/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Di recente, John Kerry si è recato in Giordania con l’obiettivo di cercare un’alternativa ai piani palestinesi di allontanamento immediato di Israele dai Territori Occupati. Se, da un lato, tale visita ha rappresentato una vittoria, seppur parziale, dall’altro, ha dimostrato l’impossibilità per Kerry di riprendere il dialogo di pace e giungere quindi alla tanto agognata tregua.

Analizziamo più da vicino gli avvenimenti che hanno caratterizzato il fallimento del 2014.

L’anno è iniziato con la visita di John Kerry a Gerusalemme, accolto dalle proteste palestinesi, dalle minacce di costruzione di un nuovo insediamento israeliano nella Gerusalemme Est e dalle critiche da parte dei funzionari statunitensi, e israeliani, per la deludente amministrazione del presidente Obama nell’affrontrare le trattative di pace.

Il segretario di Stato americano ha spinto entrambe le parti a ricapitolare, con il rilascio dei prigionieri palestinesi da parte di Israele e il riconoscimento dello Stato ebraico da parte del presidente palestinese, Mahmoud Abbas. Ma gli sforzi sono stati vani.

Il presidente Abbas ha indotto alla formazione di un governo unitario insieme al suo rivale politico, Hamas. Israele quindi ha interrotto le negoziazioni di pace.

Il periodo estivo è stato caratterizzato da un forte clima di violenza che si è tramutato in un ennesimo scenario di guerra nella Striscia di Gaza, protrattasi per ben 50 giorni, raggiungendo il culmine nel mese di agosto. Gli scontri hanno causato la morte di 2100 palestinesi contro 72 israeliani.

Si è giunti ad un cessate-il-fuoco temporaneo tra Israele e Hamas grazie alla mediazione dell’Egitto. Tuttavia, le tensioni si sono riaccese e accentuatesi in violente manifestazioni il mese scorso.

Queste hanno spinto Israele a limitare l’accesso ai musulmani al luogo santo di Gerusalemme, che comprende la moschea Al-Aqsa e l’antico Monte del Tempio ebraico. Tali azioni repressive hanno scatenato altri attacchi palestinesi.

La richiesta palestinese di allontanamento di Israele, che avrebbe considerato il 2017 l’anno di svolta, ha incontrato inizialmente il sostegno giordano. Ma i funzionari del Consiglio di Sicurezza ONU hanno voluto temporeggiare per favorire terreno fertile alle prossime trattative di pace.

Per concludere, con le parole di Dennis Ross, ex diplomatico degli Stati Uniti: “L’inacidita atmosfera tra Israele e Palestina eviterà un prossimo accordo di pace, ma rinunciarvi peggiorerà soltanto la situazione. Tuttavia, l’idea di una risoluzione immediata risulta comunque irreale”.

Lara Jakes è una corrispondente per The Associated Press con sede a Washington, dove lavora per il Dipartimento di Stato.

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Roberta Papaleo

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