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Gli Stati Uniti affrontano un Medio Oriente cambiato

Stati Uniti-Medio OrienteDi Rami G. Khoury. The Daily Star (16/03/2012). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Gran parte del dibattito in vista del viaggio del presidente Obama in Medio Oriente previsto la prossima settimana è incentrato sulle nuove iniziative diplomatiche nel processo di pace arabo-israeliano, sulla questione iraniana e sulle rivolte arabe. Ma vale la pena considerare questa visita anche nella prospettiva del Medio Oriente, dove le percezioni degli Stati Uniti sono molto varie e per lo più negative, proprio come le loro politiche.

A questo proposito vorrei fare quattro considerazioni. In primo luogo, questo è un momento storico per la regione: gli Arabi stanno tentando di trasformare le dittature in democrazie mentre gli Stati Uniti sono alle prese con la ridefinizione di alcune politiche, come il ritiro dall’Iraq e dall’Afghanistan. Cambiamento, pericolo e opportunità sono dunque le chiavi delle relazioni tra Stati Uniti e Medio Oriente.

In secondo luogo, la politica estera di ogni Paese dovrebbe conciliare i propri interessi con quelli degli altri attori presenti nella regione. Finora gli Stati Uniti non hanno padroneggiato l’arte diplomatica nel proporre soluzioni politiche che riconoscano gli interessi fondamentali delle parti coinvolte. Ecco perché la mediazione tra israeliani e palestinesi è un sostanziale fallimento dal 2003 e con l’Iran solo ora si iniziano a fare piccoli passi avanti, come dimostra il vertice in Kazakistan.

Il terzo punto è che tutti gli attori coinvolti nella regione dovrebbero valutare in modo più maturo differenze e relazioni tra le quattro componenti di ogni politica estera: interessi, valori, retorica e azioni politiche. Ad esempio, negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno teso ad un uso della retorica per enfatizzare i propri valori ed interessi, che hanno trovato affermazione attraverso un militarismo sproporzionato e una diplomazia aggressiva.

Infine, ogni Paese alle prese con una ridefinizione delle proprie politiche in Medio Oriente non può non riconoscere che la regione è ora molto più complessa e instabile che in passato: tra le questione principali il conflitto arabo-israeliano, il ruolo regionale dell’Iran, le rivoluzioni democratiche arabe, i disastri di Iraq e Afghanistan, l’impatto di nuovi attori come la Turchia, i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, la Cina, gli islamisti, la minaccia del terrorismo e della proliferazione di armi, Stati deboli o sul punto di collassare, profonde disparità socio-economiche, la nuova guerra fredda ideologica, l’impatto delle tecnologie digitali, le politiche di insediamento dei sionisti ed eserciti occidentali invasori.

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Cristina Gulfi

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