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Gli insediamenti israeliani raggiungono Silwan

Di Kate Shuttleworth. The National.ae (03/11/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Dopo decenni di abbandono da parte delle autorità israeliane, il quartiere arabo di Silwan nella Gerusalemme orientale si trova ancora un volta al centro di un’attenzione totalmente indesiderata: come bersaglio degli insediamenti.

Negli anni, gruppi della destra ebraica hanno comprato le case arabe usando mediatori o società di facciata, a volte con falsi pretesti, e ora sono tra i 400 e i 500 gli ebrei che vivono in quello che una volta era un quartiere esclusivamente abitato da palestinesi. Gli ultimi arrivi del mese scorso hanno fatto aumentare il numero degli insediamenti a Silwan da 19 a 26, secondo quanto riportato da Majd Gaidh, che lavora in un centro che fornisce informazioni sui residenti palestinesi di Silwan. Secondo Gaidh, le ultime proprietà ad essere vendute sono state concesse a un arabo israeliano di Tayibe, villaggio arabo nel centro di Israele. Pare che il compratore abbia detto alle famiglie che la proprietà sarebbe stata trasformata in scuole per studenti musulmani.

Gli insediamenti israeliani di Silwan stanno alimentando la tensione già presente a Gerusalemme Est, tensione scatenata lo scorso luglio del rapimento del giovane arabo in seguito all’omicidio dei tre adolescenti israeliani nel mese precedente. Lo scorso mese, un residente palestinese di Silwan è stato ucciso dopo che la sua macchina ha investito dei pendolari in attesa di un treno, uccidendo una donna e un bambino. La famiglia dell’uomo ha negato le accuse israeliane secondo cui si sarebbe trattato di un attacco terroristico.Poi, lo scorso 30 ottobre, violente proteste sono scoppiate dopo che un palestinese sospettato di aver ucciso un rabbino è stato a sua volta ucciso dalla polizia nella sua casa durante un raid. L’assassinio ha scatenato scontri tali da portare Israele a chiudere temporaneamente l’accesso alla moschea al-Aqsa, causando ulteriore rabbia.

Silwan non è un quartiere di lusso. Le strade sono ricoperte di spazzatura – non c’è un servizio di raccolta – e non sono asfaltate. Fakri Abu Diab, capo del comitato dei residenti, ha dichiarato che i palestinesi di Silwan vengono discriminati: ricevono pochi servizi nonostante paghino le tasse alla municipalità di Gerusalemme. Invece, ai nuovi residenti israeliani sono stati garantiti migliori fognature e strade.

Abu Diab ha indicato qualcosa che sembrava un mucchio di spazzatura – resti di una cucina e un divano rotto su un cumulo di macerie. Fino a poco tempo fa, quelle macerie erano la casa del suo vicino palestinese. L’abitazione era stata giudicata illegale e quindi demolita dalla municipalità, per poi chiedere alla famiglia circa 80.000 shekel israeliani per il costo della demolizione, ha raccontato Abu Diab.

Daniel Lauria, direttore esecutivo della Ateret Kohanim, organizzazione che lavora per traferire israeliani nelle aree di Gerusalemme Est, sostiene che le case palestinesi di Silwan giacciono su ciò che una volta era il giardino di re Davide e che quindi sono illegali. È stata l’organizzazione di Lauria ad aiutare nove famiglie israeliane a comprare e a trasferirsi in due case di Silwan nel mezzo della notte il mese scorso.

Ai palestinesi di Silwan sembra come se il loro quartiere gli si chiuda intorno: “C’è un’enorme presenza di polizia israeliana, posti di blocco, sistemi di sorveglianza e restrizioni al movimento delle persone. Questo alimenta la tensione e spinge la gente al conflitto”, ha detto Abu Diab.

Kate Shuttleworth è una giornalista e fotografa di origini neozelandesi che attualmente vive a Gerusalemme.

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Roberta Papaleo

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