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Gli immigrati africani in Marocco dicono no al razzismo

Alif Post (11/06/2012). Traduzione di Cristina Gulfi

Nonostante il Marocco sia uno dei principali paesi d’origine della migrazione, risulta uno stato razzista nei confronti degli immigrati presenti sul suo territorio, gente in fuga dalla povertà dei paesi africani e lì di passaggio per raggiungere l’Europa.

Quello in Marocco è un razzismo “ufficiale” in quanto proviene dalle istituzioni, in un clima di vergognoso silenzio da parte del governo, e in parte dai mass media. Secondo l’associazione marocchina per i diritti umani, le autorità hanno preso d’assalto i rifugi degli immigrati africani nella zona di Jeddah. Inoltre, hanno bloccato l’accesso alla stazione ferroviaria e cacciato via le persone con pietre, bastoni e altri armi bianche. Atti del genere, purtroppo, non sono una novità. Per questo, nel maggio scorso, gli immigrati africani hanno manifestato a Rabat contro il razzismo di cui sono vittime.

Non bisogna dimenticare che gran parte dei 4 milioni di marocchini all’estero, specie in Europa, si sono ritrovati in condizioni simili o anche peggiori, hanno attraversato il mare sfidando la morte per mettere finalmente piede nella terra della speranza. Anche loro sono alla ricerca di una vita migliore per sé e per le proprie famiglie. Con le loro rimesse contribuiscono a sollevare l’economia del Marocco.

I mass media marocchini, sulla base di falsi rapporti delle autorità, generalizzano riguardo al coinvolgimento degli immigrati africani in atti criminali. Lo stesso accadeva in Europa quando si sosteneva il legame tra immigrazione e terrorismo. Tuttavia, parallelamente sono sorti movimenti civili, sociali e anche politici per dar voce agli immigrati e difenderli dagli attacchi razzisti.

In Marocco, manca un approccio positivo al fenomeno dell’immigrazione. Ma la domanda sorge spontanea: come può il Marocco tutelare i suoi emigrati in Europa e in sede internazionale mentre adotta provvedimenti razzisti? “Il ladro non può predicare la virtù” dice Aristotele. Il governo marocchino dovrebbe prestare maggiore attenzione alla questione e decidere una volta per tutte se schierarsi in difesa dei diritti umani.

Cristina Gulfi

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