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Gli arabi oggi: tra occidentalizzazione ed estremismo

Di Saoud Maherzi. Al Huffington Post Maghreb (28/01/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

Anche all’interno di Paesi arabi e a maggioranza musulmana, sta verificandosi un importante fenomeno: alcuni fedeli infatti sono in difficoltà, poiché si trovano a far fronte allo sradicamento della civiltà islamica, cuore della cultura araba, sotto diversi aspetti.

Alla base di questo sradicamento, vi sono molteplici ragioni. In primo luogo, vi è il declino della civiltà in quanto tale. Da tale declino ne consegue poi che, senza un modello musulmano chiaro e preciso a cui potersi riferire, una parte della popolazione musulmana si smarrisce.

La decadenza della civiltà è poi dovuta a fattori interni relativi ai singoli Paesi, ma anche ad alcune variabili esterne molto significative, come il fatto che gli Stati musulmani hanno perso, agli occhi del mondo, statura e dignità.

Le ragioni di ciò, risiedono nel fatto che alcuni di essi sono delle dittature prive di intellettualismo e di logica, assolutamente incomparabili con quello che è stato definito “dittatura illuminata”, mentre altri ancora sono delle monarchie beduine, materialiste, senza storia, cultura o spiritualità.

Dal 2011, quella che è stata definita la “Primavera araba”, ha complicato un po’ la scacchiera, facendo emergere però due costruzioni chiare: quella della Tunisia, come nuova democrazia che sembra avere successo anche se le lobby e i poteri finanziari mantengono o aumentano il loro potere; e quella della Libia, come stato di caos e terra di addestramento per i terroristi.

In questo contesto, l’Egitto rappresenta un caso speciale, con la sua giunta militare che ha lentamente riacquistato potere e ha ucciso proprio pochi giorni fa, nel giorno della commemorazione della pseudo rivoluzione, alcuni manifestanti.

La presenza di leader arabi che mancano di prestigio e che non incarnano la leadership di cui i popoli hanno bisogno, unita alla loro impotenza ed ipocrisia di fronte al disgustoso imperialismo occidentale, ha fatto sì che i popoli arabi siano sempre più immersi nell’indifferenza. Le sconfitte e le umiliazioni subite da questi hanno instillato in loro l’influenza del modello occidentale (soprattutto quello americano) e il sentimento di impotenza per la questione palestinese.

L’interferenza culturale delle potenze occidentali nel mondo arabo e l’egemonia politica e sociale che essi esercitano, causa al popolo arabo un complesso di inferiorità, che si traduce spesso in un desiderio di conversione della propria identità.

Uno dei percorsi seguiti è quindi la negazione dell’identità arabo-musulmana e della completa conversione al modello occidentale, che si esprime in tutti gli aspetti fisici ma soprattutto attraverso una diserzione che l’arabo fa vis-à-vis con la sua cultura musulmana individuale, assimilando quasi totalmente i dogmi, i valori e la cultura occidentale.

L’altro percorso che può essere però seguito dagli arabi in cerca di identità, è il tentativo di tornare ai fondamenti dell’islam, un non voler vedere come si è attualmente ma un voler tornare ai vecchi valori. Questa scelta porta però spesso va a cadere nell’estremismo pseudo-religioso, il cui culmine è lo ‘Stato Islamico’. Tuttavia, sarebbe ingenuo credere che solo il complesso e il desiderio di tornare alle origini possano essere le causa di ciò, quando queste sono soltanto dei prerequisiti.

Infatti, proprio poiché soprattutto i giovani arabo-musulmani, sono persi e disorientati, essi sono facilmente reclutati nelle milizie terroristiche.

Questi due percorsi, anche se perfettamente paralleli, portano alla distruzione continua della civiltà araba, e di tutti i valori che essa contiene. L’uno, per la denigrazione culturale, e l’altro per l’installazione di caos e terrore nella civiltà. Tutto ciò impedisce una rinascita della civiltà musulmana, come vi è invece stata la rinascita della civiltà occidentale.

Ma a chi giova?

Saoud Maherzi è giornalista e caporedattore presso L’Intérêt – Journal des étudiants de HEC, nonché blogger.

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