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Gli arabi di fronte a un Iran crescente

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Di Raghida Dergham. Al-Arabiya (13/07/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Che stile di governo iraniano nascerà sulla scia dell’eventuale accordo sul nucleare che potrebbe essere concluso a breve? Ne scaturirà un’epoca d’oro per la Repubblica islamica, con un’iniezione di centinaia di miliardi di dollari e l’affermazione dell’Iran come potenza regionale, come ha detto il presidente Obama? Il campo moderato sarà in grado di implementare cambiamenti radicali nelle politiche della Repubblica islamica nella regione, così che l’Iran agisca come una potenza regionale razionale, saggia e costruttiva? O sarà il campo intransigente a riempirsi le tasche con miliardi di dollari per poi portare a termine il progetto di dominio regionale? La decisione sarà soprattutto iraniana, eppure anche i sei Paesi che stanno favorendo questo accordo storico sono responsabili di quello che sarà il ruolo di Teheran in Medio Oriente – costruttivo o destabilizzante.

Ora, il presidente degli Stati Uniti, nonostante il suo peso, non è l’unico attore a plasmare la storia del Medio Oriente. Russia e Cina sono partner strategici per la Repubblica islamica dell’Iran e questa partnership crescerà notevolmente attraverso il club di Shanghai. Bisogna ricordare che anche i BRICS hanno fornito un importante sostegno a Teheran e al suo alleato siriano. L’Europa è desiderosa di beneficiare economicamente della revoca delle sanzioni contro Teheran: le sue imprese sono pronte a competere con le società statunitensi pur di beneficiare del futuro periodo d’oro iraniano. Nel frattempo, niente suggerisce che esista una nuova strategia araba o del Golfo che prenda in considerazione questi cambiamenti radicali nella posizione della Repubblica islamica rispetto alla regione, agli Stati Uniti e al mondo.

Fin dall’inizio, la Cina ha permesso alla Russia di prendere l’iniziativa sull’accordo sul nucleare iraniano e sulla Siria, come parte dell’alleanza strategica russo-cinese. La Cina ne ha segretamente beneficiato, e beneficerà pubblicamente del petrolio iraniano quando le sanzioni saranno sollevate. Da parte sua, la Russia avrà un partner strategico di primo livello, da condividere con Washington, e un mercato privilegiato per l’esportazione di armi.

L’impegno dimostrato dagli Stati Uniti verso l’Iran ha scosso la fiducia riposta dai leader dei Paesi del Golfo in Washington e nel suo Presidente. Tuttavia, questa non rappresenta una buona strategia rispetto alla svolta storica nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran. In secondo luogo, la normalizzazione nelle relazioni USA-Iran è qualcosa che l’amministrazione degli Stati Uniti, il Congresso e la maggior parte dell’opinione pubblica approvano. In terzo luogo, l’accordo sul nucleare riconosce i diritti dell’Iran ad un programma nucleare pacifico. In quarto luogo, bisogna considerare che la scommessa dell’Occidente è che un accordo responsabilizzerà i moderati frenando l’espansione regionale guidata dalla Guardia Rivoluzionaria.

Occorrono sia strategie urgenti che di quelle di lungo termine. Forse partecipare alle nuove relazioni internazionali di Teheran potrebbe giovare anche agli interessi arabi contribuendo a ridurre la tensione settaria che sta devastando sunniti e sciiti. In questo modo, i Paesi del Golfo può contribuire a sostenere il campo moderato iraniano nel quadro di un partenariato internazionale che limiterebbe coloro che vorrebbero predominare sui paesi arabi.

Serve una strategia elaborata dai Paesi del Golfo alla luce delle trasformazioni storiche a cui assisteremo dopo la firma dell’accordo sul nucleare e che si basi sull’equilibrio regionale con nuovi progetti e una nuova tabella di marcia per  Siria, Yemen, Iraq e Libano.

Trattenere il trionfalismo della Guardia Rivoluzionaria e dei suoi partner in Siria, Libano, Iraq e Yemen dovrebbe essere una priorità per Stati Uniti, Russia, Europa e anche per gli attori iraniani. L’obiettivo: evitare che tutto ciò si traduca sul terreno in qualcosa di cui si potrebbero pentire sia Washington che i moderati iraniani.

La Repubblica islamica di Iran uscirà dall’isolamento e avrà un colpo di fortuna se entrerà nel club del nucleare pacifico e inizierà una fase di normalizzazione con gli Stati Uniti. Come farà l’Iran tradurre la sua “rinascita”? La risposta sta probabilmente nel capo supremo. Egli è colui che ha permesso ai sostenitori della linea dura di sconfinare in Iraq, Siria, Libano e Yemen. Egli è colui che ha dimostrato la capacità dell’Iran di negoziare astutamente e cogliere le opportunità.

Raghida Dergham è editorialista e corrispondente diplomatica di Al-Hayat.

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Ilaria Antoniello

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