Siria Zoom

Un giorno la guerra finirà e la Siria dovrà essere ricostruita

Di Samir al-Aita. As-Safir (22/03/14). Traduzione e sintesi di Giusi Forrisi.

Qualunque sia l’esito della guerra in corso in Siria, non c’è dubbio che i nove milioni di persone che sono fuggite dalle loro case verso altre zone del paese o all’estero ritorneranno. Ciò dovrà avvenire sicuramente in modo volontario e all’interno di un clima di sicurezza; si dovrà inoltre cercare un modo per stimolare i finanziamenti privati, al fine di ricostruire le abitazioni e riavviare l’economia. Esistono molte esperienze internazionali da cui è possibile prendere esempio in questo senso.

Tuttavia la crisi degli sfollati in Siria ha raggiunto una dimensione enorme se comparata con qualsiasi altro caso simile nel mondo: sia nel numero delle migrazioni coatte in rapporto a quello della popolazione, sia nell’entità della distruzione materiale del paese, sia ancora nella distruzione morale che il popolo ha subito in seguito alle atrocità commesse. Di conseguenza il problema va ben oltre le ingenti somme di denaro necessarie per la ricostruzione.

Successivamente allo scoppio della rivoluzione la maggior parte delle aree del paese sono ricorse all’autogestione per mano di consigli locali scelti dalla stessa popolazione. Questi hanno operato in modo da compensare l’assenza dello Stato. Pertanto, nella fase di ricostruzione del paese, la relazione tra le amministrazioni locali e il governo centrale subirà un cambiamento, in modo da non permettere a quest’ultimo il dominio incontrollato delle sorti del paese. Il progetto di ricostruzione è quindi un progetto nazionale per eccellenza. Ciò implica la necessità di avere una visione comune e completa sugli strumenti da utilizzare, sull’economia politica e su come gestire l’occupazione e creare nuovi posti di lavoro.

Queste parole possono apparire lontane dalla realtà di oggi, soprattutto perché la guerra non è terminata e la forma del governo di transizione a cui si giungerà dopo la fine del conflitto non è stata ancora definita. Tuttavia è possibile affermare tre cose fondamentali: l’autorità presente nella sua forma attuale subirà un cambiamento radicale, questa non sarà in grado di controllare la pace civile e i tentativi dei paesi esteri di creare un’autorità alternativa, segno del desiderio di dominare il cambiamento, si saranno rivelati un fallimento.

Le diverse regioni del paese saranno alleate nella lotta contro l’autorità centrale.  Queste alleanze costituiranno l’essenza per nuove relazioni politiche e sociali le quali fermeranno la tirannia in atto e impediranno che nuove forme di tirannia possano imporre la propria egemonia.

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Viviana Schiavo

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