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Una giornata importante per la libertà di stampa in Egitto

Di H. A. Hellyer. Al-Arabiya (23/06/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

È  il 23 giugno 2014. Sono a Sidney, in Australia, patria di un giornalista alquanto illustre: Peter Greste. Il suo è diventato un nome comune in gran parte del mondo, non tanto per i suoi meriti, quanto per qualcosa che non ha mai fatto. Non è mai stato un terrorista, ma questo è il motivo per cui è sotto processo in Egitto.

Mohammed Fadel Fahmy, così come Baher Mohamed, sono con lui e, per ragioni ignote, anche altri 5 studenti che non hanno alcuna relazione con i tre. Oggi è una giornata importante, perché oggi il giudice assegnato a questo caso emetterà il verdetto. Quando leggerete questo pezzo, queste otto persone saranno state etichettate dal sistema legale egiziano come colpevoli o innocenti.

In Egitto, il caso ha suscitato qualche controversia, a causa dell’associazione di Greste, Fahmy e Mohamed con la famigerata rete con base in Qatar Al-Jazeera English. La versione araba della rete è stata spesso messa alla gogna per faziosità e accusata di fornire troppi spazi al settarismo. Le accuse per l’emittente in lingua inglese sono state molto meno intense, ma questo non importa. I tre giornalisti restano imputati e oggi verranno giudicati, anche se le prove apportate alla corte sembrano accusarli semplicemente di essere dei giornalisti.

Al di fuori dell’Egitto, invece, la controversia è più che evidente. Oltre ai canali rivali di Al-Jazeera, i giornalisti che ritengono l’amministrazione della rete qatarina come parzialmente responsabile di quanto accaduto, hanno superato le differenze per unirsi nella campagna per il rilascio dei loro colleghi. Organizzazioni internazionali e vari governi, tra cui di recente anche gli USA, hanno fatto appello all’Egitto affinché vengano liberati.

Seduto in un bar di Sidney, contemplando la città in cui Greste è nato, mi chiedo come finirà oggi. Il giudice ha varie opzioni oltre a quella di condannare gli imputati a diverse condanne in prigione, se considerati colpevoli. La sospensione della sentenza, ad esempio, significherebbe niente prigione, cosa che smorzerebbe qualsiasi campagna internazionale.

Tuttavia, altri scenari sono possibili. Se, ad esempio, Greste fosse dichiarato innocente, mentre i due egiziani (di cui uno, Fahmy, mezzo canadese) venissero dichiarati colpevoli, allora si scatenerebbe una campagna internazionale per il loro rilascio. Nessuno vorrebbe davvero ammetterlo, ma Greste è stato il volto di questa faccenda, molto più di chiunque altro. Ci sono stati molti altri giornalisti egiziani incarcerati o posti sotto processo, ma è stato l’arresto dell’australiano-caucasico che è riuscito a ispirare la mobilitazione più di ogni altra cosa. Molti temono che l’innocenza di Greste possa confinare i suoi colleghi nel dimenticatoio.

Molti a Sidney oggi sperano e pregano che Greste verrà liberato. Sarò uno di quelli e spero che non verrà seguito solo da Fahmy e Mohamed, ma da molti, molti altri.

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Roberta Papaleo

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