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Il “Gioco delle Nazioni” in Siria

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Di Ola Abbas. Al-Araby al-Jadeed (11/02/2016). Traduzione e sintesi di Maddalena Goi.

L’espressione “Gioco delle Nazioni” è entrata a far parte del lessico mediatico per indicare il gioco delle superpotenze nei confronti dei paesi minori e il loro intervento nei conflitti in corso. Quando sentiamo questa parola, ci immaginiamo subito un gruppo di signori autorevoli seduti in un’ampia e luminosa stanza, circondata da una preziosa biblioteca con una cartina del mondo al centro del tavolo scuro. Sulla mappa poggiano pezzi di scacchi, a rappresentare i diversi paesi, che sono comandati da questi potenti giocatori che, a seconda dei loro capricci, decidono il destino dei popoli.

Il Gioco delle Nazioni vuole dare a tutte le persone la sensazione di una potenza che stabilisce e disegna ogni cosa. E che quindi tutto quello che sta accadendo, o è accaduto, è nel solo interesse di questa potenza. Così, ognuno si sentirà meno responsabile di ciò che gli succede intorno e l’incapacità di controllo spingerà ciascuno ad arrendersi alla convinzione di non poter fare nulla per cambiare le cose. In un modo o nell’altro questa è l’immagine simbolica del Gioco delle Nazioni: sapere che noi siamo le pedine e i nostri destini sono decisi dal conflitto di interesse di altre potenze e sapere anche che la nostra influenza sul corso degli eventi è praticamente inesistente.

Se si pensa al Gioco della Nazioni all’interno del conflitto siriano, a cinque anni dalla crisi, continua a ripetersi lo stesso scenario. Gli USA dichiarano la necessità di raggiungere una soluzione politica, la Russia alza la voce, nuovi posti e nuove conferenze vengono annunciate mentre i media sono occupati a stilare analisi e previsioni. Molti siriani si sono aggrappati alle flebili attese occidentali con la speranza di rinviare il loro viaggio verso l’ignoto ma queste speranze si stanno lentamente spegnendo. Intanto, il livello di disperazione nel paese tocca il fondo: le bombe continuano a cadere sulle città, a migliaia tentano di fuggire dall’inferno, dalla fame e dalla paura mentre dall’altra parte tutto tace.

Nel Gioco delle Nazioni a tutti spettano compiti e funzioni ben precise per fare in modo che il gioco prosegua. Uno di questi è, ad esempio, la produzione e l’acquisto di armi, un altro è mettersi in lite l’uno contro l’altro per poi fare pace, oppure invocare tutti lo stesso slogan e poi fare il contrario. La forte importanza mediatica data recentemente alla conferenza di Ginevra sulla possibilità di trovare una reale soluzione al conflitto in Siria ha portato le nazioni a concordare sul fatto che è assolutamente necessario fermare la morte che sta distruggendo il popolo siriano. Così, ognuno ha iniziato a comportarsi di conseguenza mettendosi a discutere sulla forma del tavolo o sulle dimensioni della sala. Intanto i cittadini siriani iniziano a comprendere che anche questa conferenza non sarà tanto migliore di quelle che l’hanno preceduta.

Attualmente, è la Russia a dominare lo spazio siriano. I suoi aerei hanno il controllo e i suoi missili colpiscono tutte le città siriane. È la Russia a imporre le sue condizioni e decisioni sul regime e sull’opposizione. Questa è la nazione che sta facendo il lavoro più grosso, mentre sembra che le altre super potenze siano in ferie da cinque anni. Così come il resto delle altre nazioni più piccole che continuano a svolgere funzioni secondarie, dal tiro alla fune ai rinvii e agli indugi. Tutto questo accade mentre il sangue del popolo siriano non smette di scorrere.

Ola Abbas è una giornalista siriana.

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Roberta Papaleo

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