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Il Giappone diventa “Muslim friendly”

El Watan (09/07/2014). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Il Giappone ha una comunità musulmana molto ristretta – meno di 100 000 persone rispetto ai 126 milioni di giapponesi – ma malgrado questo ha deciso di diventare “Muslim friendly” per attirare i turisti del sud-est asiatico, in particolare indonesiani e malesi, tendenza che mira anche a non dipendere troppo dal turismo cinese. Dopo un record di 10 milioni di turisti nel 2013 il Paese mira a raggiungere i 20 milioni nel 2020, quando accoglierà i giochi olimpici.

È per questo che un numero crescente di attività hanno iniziato ad adattare la cucina giapponese alle tradizioni halal, mentre aeroporti e alberghi offrono sempre più sale di preghiera, nonché tappetini per pregare in direzione della Mecca. In più, 19 università propongono menu halal per attirare nei caffè gli studenti musulmani.

Per la prima volta una banca giapponese, la Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ, si è lanciata nella finanza islamica in Malesia emettendo bond cosiddetti “sukuk”, cioè conformi al Corano, per mezzo miliardo di dollari.

Nel 2013 una ventina di regioni giapponesi hanno organizzato dei seminari per sensibilizzare albergatori e restauratori. La Camera di commercio di Osaka ha così distribuito 5000 volantini che spiegano quali sono i divieti alimentari per l’islam.

Alcune agenzie di viaggio organizzano dei tour “Muslim friendly”. Da luglio 2013 Tokyo ha inoltre soppresso il visto d’entrata per la Malesia e la Thailandia e a breve seguirà l’Indonesia, Paese musulmano più popoloso del mondo. Questo ingranaggio sembra funzionare: secondo l’ufficio giapponese del turismo l’arcipelago ha accolto nel 2013 37% di indonesiani e 21% di malesi in più rispetto al 2012.

Il mercato giapponese è abbastanza promettente perché alcuni decidano di lanciarsi nella produzione halal. A marzo scorso un produttore di soia ha messa a punto con un ricercatore universitario una salsa senza alcol certificata halal dall’Associazione Halal Giappone. Fondata nel 2010, l’Associazione è una delle due organizzazioni abilitate a rilasciare certificati di conformità halal.

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Chiara Cartia

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