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Ghouta,Yarmouk, Homs: dove la fame è ancora realtà

The Daily Star Lebanon (18/02/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

In copertina: “Morto per gli spari ad Aleppo, morto per la fame a Yarmouk”, dell’artista siriano Hakam al-Waheb

La fame e la mancanza di cure adeguate continuano ad uccidere nelle aree sotto assedio all’interno ed intorno alla capitale siriana di Damasco. Solo fino allo scorso lunedì e martedì, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riportato la notizia di quattro morti avvenute nella Ghouta orientale e tre morti nel campo di rifugiati palestinesi Yarmouk. “Due uomini di cui un anziano e una ragazzina sono morti lunedì a causa di un deteriorato stato di salute per la mancanza di cibo e medicine a Yarmouk,” ha riferito il gruppo basandosi sulle fonti di una rete di attivisti e di altre persone presenti in Siria.

Sono ormai sette mesi che il campo di Yarmouk è stato posto sotto stretto assedio da parte dell’esercito siriano. Le restrizioni hanno condotto alla morte di oltre 100 persone, in un’area in cui ha avuto luogo una massiccia distruzione. L’UNRWA ha iniziato a distribuire i primi aiuti a metà gennaio, ma le operazioni hanno subito uno stallo l’8 febbraio, a causa di scontri. Domenica scorsa, un funzionario palestinese ha comunicato che tutti gli uomini armati non-palestinesi hanno lasciato il campo, ma l’UNRWA spiega che non ha più avuto il permesso di ripristinare le operazioni di soccorso.

Nella notte di lunedì, l’agenzia ha fatto appello a tutte le parti affinché rinnovino l’accesso al campo “per dare la più alta priorità ai civili di Yarmouk che soffrono la fame, la malnutrizione ed un lungo travaglio”, come ha detto il portavoce Chris Gunness, insistendo: “Le autorità e le parti coinvolte possono fare quanto richiesto permettendo all’UNRWA accesso umanitario sostanziale, ininterrotto e senza restrizioni”.

Nella Ghouta orientale la situazione non è migliore: l’Osservatorio ha parlato di una ragazzina, una donna ed un uomo morti lunedì e di un altro uomo morto martedì come risultato della mancanza di cibo e medicine. Il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha detto che alcuni aiuti sono entrati nella Ghouta orientale, ma non abbastanza per alleviare una sofferenza umanitaria su così vasta scala. “Ci sono alcuni meno in grado di resistere degli altri, e la gente sta soccombendo perché non c’è cibo né medicinali; è davvero un crimine di guerra,” ha detto.

L’esercito siriano ha usato l’assedio come tattica contro una serie di roccaforti ribelli: ne è esempio la città centrale di Homs. Circa metà delle 3000 persone che si stima siano intrappolate nella Città Vecchia di Homs sono state evacuate dall’ONU e dalla Luna Crescente la scorsa settimana. Gli aiuti sono stati fatti entrare nel corso di una temporanea tregua locale. Tuttavia, le operazioni si sono fermate alla fine della settimana e non sono ancora state ripristinate.

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Claudia Avolio

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