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“Che genere di islam. Omosessuali, queer e transessuali tra shari’a e nuove interpretazioni” di Jolanda Guardi e Anna Vanzan

Dal blog Con altre parole di Beatrice Tauro

che genere di islam . omosessuali...Il volume di cui ci occupiamo oggi è un saggio, edito da Ediesse, scritto a quattro mani da Jolanda Guardi e Anna Vanzan.

Le due autrici, entrambe studiose del mondo arabo, islamico e persianante, hanno voluto con questo lavoro “offrire una panoramica della storia e delle situazioni relative all’omosessualità nel mondo arabo-perso-islamico, presentando una prospettiva differente da quella prevalente e comune sul tema”. Il lavoro si basa sulla consapevolezza che il tema dell’omosessualità nel mondo islamico rappresenta un terreno di indagine di notevole vastità, osservabile da differenti angolature e che non può ridurre il tutto alla generica e comune affermazione secondo cui l’islam è omofobico. D’altro canto, se si riconosce come vera la tesi secondo cui non esiste un islam monolitico non può esistere nemmeno una posizione univoca sull’omosessualità.

Il lavoro di ricerca ha accuratamente evitato paragoni fra la civiltà occidentale e quella musulmana ed è partito dall’analisi dei testi sacri dell’islam (Corano e hadit), analizzando in maniera interdisciplinare le posizioni riguardo all’omosessualità nel corso del tempo e nell’ambito delle variegate realtà sociali musulmane. Temi quali la sodomia, l’omosessualità fra donne, la transessualità vengono osservati e analizzati attraverso testi sacri e tradizionali, ma anche attraverso interpretazioni più moderne sviluppatesi in epoca contemporanea. Per esempio i rapporti sessuali fra le donne non trovano esplicito cenno nel Corano, mentre invece sono ravvisabili in svariate opere di carattere legale.

I temi dell’erotismo e dei rapporti sessuali in generale trovano ampio spazio nella letteratura arabo-islamica, rappresentando una letteratura di intrattenimento ma anche di severa censura nei confronti del mondo omosessuale. E’ solo in epoca contemporanea che si assiste ad un profondo cambiamento che evidenzia la dicotomia fra l’idea diffusa secondo cui i paesi arabo-musulmani sono ostili all’omosessualità e la letteratura che invece affronta questo tema quale protagonista di situazioni reali di disagio sociale. In questi casi l’omosessualità diventa terreno di denuncia nei confronti dei regimi (per esempio quello egiziano).

Sorte diversa sembrano avere invece i temi legati all’omosessualità nell’ambito della letteratura persiana che narra contesti di maggiore tolleranza e diffusione di questa realtà. Addirittura le pratiche omosessuali, sia di tipo mistico che di tipo mondano, diventano oggetto di opere satiriche.

Interessante appare la tesi secondo cui nel mondo islamico l’omosessualità è la naturale conseguenza della segregazione dei sessi. Tale tesi di fatto nega all’omosessualità il rango di scelta o di predisposizione per ridurla a pratica di ripiego. Tuttavia nel contesto persianante l’omosessualità e la queeriness non vengono poste in cattiva luce né fatte oggetto di biasimo, ma tollerate e vissute con semplicità.

Nell’Iran del XX secolo viene incoraggiata la produzione letteraria contro l’omosessualità, addirittura nasce un movimento antagonista della poesia sufi, accusata di proporre modelli “debosciati e omosessuali”. Con la rivoluzione Khomeinista e l’instaurazione della Repubblica Islamica alla fine degli anni ’70 l’inasprimento delle regole della shari’a colpisce i costumi sessuali, sia etero che omosessuali, mentre poi si strizza l’occhio all’alto numero di relazioni lesbiche nelle scuole superiori femminili che garantiscono così il mantenimento del bene più prezioso per una ragazza, ovvero la sua verginità.


Beatrice Tauro

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