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Il futuro della laicità in Turchia? Gli Islamisti “si prendono il dito con tutta la mano”!

Di Abdullah Jasem Rekani. Elaph (30/04/2016). Traduzione e sintesi di Antonia Maria Cascone.

Il Presidente del Parlamento turco, Ismail Kahraman, ha dichiarato che il concetto di laicità non dovrebbe trovare posto nella nuova Costituzione turca, e che il termine stesso dovrebbe esserne estromesso per sempre.

Com’era prevedibile, le sue affermazioni hanno sollevato un’ondata di proteste, in particolare dai sostenitori del Partito Repubblicano del Popolo, che si considera il custode della laicità in Turchia, e dal “Movimento Unito di Giugno”, così chiamato in riferimento alle manifestazioni del giugno 2013, che si è opposto al Parlamento al grido di: “Non vi aiuteremo a scrivere una Costituzione per la Sharia e il Califfato”!

Nonostante una nuova Costituzione non sia in procinto di essere promulgata né approvata dal Parlamento, è possibile che le parole di Kahraman non siano altro che un segnale della volontà del Presidente Recep Tayyip Erdogan di porre le basi per ciò che gli chiama la “Nuova Turchia”, in linea con la sua personale ideologia.

Le tensioni tra Islam politico e laicità, principio fondante della Turchia post califfato ottomano, hanno caratterizzato la scena politica turca nel corso degli ultimi decenni. I laici sono sempre stati scettici circa le intenzioni del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), che legifera ad Ankara dal 2002. Prima della sua vittoria, il partito sembrava aver imparato dal fallimento dei partiti islamisti precedenti, non dichiarando mai di voler portare avanti un’agenda islamista, ma presentandosi piuttosto come una sorta di partito “democratico conservatore”, una versione islamica dei partiti democristiani del mondo occidentale.

Poi, il Partito ha cominciato a collezionare una vittoria dopo l’altra alle elezioni e, dopo essersi assicurato seggi e fiducia, ha svelato gradualmente la sua anima essenzialmente votata all’islam politico. La scelta di Erdogan di nominare Kahraman alla presidenza del Parlamento dopo le elezioni dello scorso novembre è un chiaro segno della direzione che dovrà imboccare la Turchia nella prossima fase della sua storia. Ismail Kahraman, classe 1940, è considerato uno dei più anziani islamisti conservatori, fu un’attivista nella Turchia islamista e conservatrice negli anni sessanta del secolo scorso e si oppose fermamente all’insorgere delle correnti di sinistra tra i giovani. Fu, inoltre, una delle personalità più influenti e rispettate nell’ala islamista di destra dell’Unione degli Studenti Patrioti turchi, di cui Erdogan continua ad essere membro.

La laicità è sempre stata questione delicata e oggetto di dibattito acceso in Turchia, e che le dichiarazioni di Kahraman riflettano o meno gli obiettivi a lungo termine di Erdogan non importa, poiché è certo che le antiche divergenze tra le élite e le varie fasce del popolo turco torneranno a galla una seconda volta, sommandosi ai problemi di una realtà turca già intrinsecamente confusa.

Gli islamisti, e soprattutto i politici tra loro, continuano a descrivere l’Occidente con il detto “la miscredenza è una sola religione”, ma pare che anche quella dei politici islamisti sia una sola religione, senza differenza tra quelli che tra loro si definiscono illuminati, moderati, di centro, violenti, democratici e svariate altre denominazioni. Non sono che nomi, che celano una realtà che dimostra il contrario: tutti loro, come dicono nelle telenovele egiziane, “si prendono il dito con tutta la mano”.

Un tempo Robespierre diceva “non bisogna dare la libertà ai nemici della libertà e la democrazia ai nemici della democrazia”.

Abdullah Jasem Rekani è un giornalista curdo.

http://elaph.com/Web/opinion/2016/4/1085970.html

Redazione

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