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Il futuro del Partito Giustizia e Sviluppo in Marocco

Bandiera del Marocco
L’autorità marocchina non perde la vecchia abitudine di intralciare l’operato dei partiti e dei governi nel momento della loro maggiore popolarità

Di Ali Anouzla. Al-Araby al-Jadeed (03/05/2017). Traduzione e sintesi di Laura Cassata.

Il partito marocchino Giustizia e Sviluppo (PJD) sta vivendo le conseguenze delle differenze di visione tra i suoi leader, in seguito alla decisione di Mohammed VI di rimuovere dal suo incarico il capo del governo Abdelillah Benkirane e di nominare il secondo uomo del partito, Saad Eddin Othmani. Questa nuova situazione, definita da alcuni come un tradimento, un’umiliazione, sta scuotendo la struttura del partito dall’interno e ne minaccia la coesione tra le sue fila.

Si tratta della più grande crisi che il partito, dopo vent’anni dalla sua nascita, sta affrontando ed è determinata dallo scontro con l’autorità. Infatti, non è possibile comprendere questa frattura interna se la si isola da un contesto più generale: essa è il riflesso del ben più ampio conflitto dei rapporti di forza all’interno dell’arena politica marocchina. Dal momento in cui il partito ha guadagnato popolarità e legittimità, è diventato una minaccia per l’autorità centrale che storicamente lavora per indebolire i partiti più forti.

Ripercorrendo la storia politica del Marocco questo non è il primo caso di conflitto con chi controlla l’equilibrio di forze. Già nel 1958, il Palazzo Reale aveva fatto fallire il tentativo del leader storico del partito indipendentista, Allal El Fassi, di formare il primo governo del Marocco indipendente. L’autorità, in quel caso, fece leva sulle divisioni tra due diverse ali del partito, quella più conservatrice e quella di sinistra. Allo stesso modo, nel 2002 il Palazzo decise di sollevare dal proprio incarico Youssoufi, leader dell’Unione Nazionale delle Forze Popolari, e lo privò della leadership per un secondo mandato. Oggi si ripete il medesimo scenario: Benkirane è stato allontanato dalla presidenza del governo, nonostante abbia portato il suo partito alla vittoria nelle elezioni del 2016.

L’autorità marocchina gioca sulle contraddizioni dei partiti politici, logorandoli dall’interno e portandoli al declino: è successo al partito Istiqlal, all’Unione Socialista e al PJD. Essi stavano difendendo valori comuni e condivisi come l’indipendenza, la necessità di democrazia e il desiderio di riforme e il loro indebolimento ha portato al mancato raggiungimento di tali obiettivi. La transizione democratica per cui ha combattuto l’Unione Socialista è ancora in fase di stallo, nonostante siano passati ben 42 anni ed è anche per questo che oggi molti militanti del PJD temono che il progetto riformista possa trasformarsi in una normalizzazione del dispotismo e della corruzione.

A questo punto è lecito pensare che il progetto riformista, che Benkirane stringeva tra le sue mani come “il bastone di Mosè”, ora potrebbe essere usato per altri scopi.

Ali Anouzla è uno scrittore e giornalista marocchino, direttore del sito Lakome.com.

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