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Fronte mediatico contro associazione pro-LGBT in Tunisia

(Al Huffington Post Maghreb). A una sola settimana dall’aver ottenuto il nullaosta per avviare la sua attività, l’associazione Shams per la depenalizzazione dell’omosessualità in Tunisia è stata travolta da un fronte mediatico che condanna la sua iniziativa.

“Qual è l’utilità di questo tipo di associazioni per i tunisini?”, si legge nell’editoriale del quotidiano Essabah del 23 maggio, nel quale si definisce l’omosessualità come “una malattia o un’aberrazione”. Lo stesso giorno, il giornale Adhamir ha pubblicato un editoriale nel quale denunciava la situazione attuale come “estremamente surrealista”, dicendo che la depenalizzazione dell’omosessualità non è una priorità e che “i tunisini, per la maggior parte, rifiutano questo fenomeno e lo considerano contrario alla natura umana e ai precetti dell’islam”.

Da parte sua, Sofien Trabelsi, direttore esecutivo dell’associazione, ha detto che l’ente “è legale ormai, dopo un mese di temporeggiamenti da parte delle autorità”. Shams ha ottenuto il permesso di operare lo scorso 18 maggio, un giorno dopo la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. In Tunisia, l’omosessualità è un reato punibile con detenzione fino a tre anni.

 

Roberta Papaleo

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