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I Fratelli Musulmani e le elezioni in Giordania

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Un’analisi del ritorno sulla scena politica dei Fratelli Musulmani alla luce delle recenti elezioni evidenzia squilibrio e disorganizzazione all'interno del gruppo

Di Mohammed Abu Rumman. Al-Araby al-Jadeed (26/09/2016). Traduzione e sintesi di Laura Formigari.

Durante le elezioni che si sono svolte in Giordania la settimana scorsa, su 130 seggi totali i Fratelli Musulmani ne hanno ottenuti solamente 10, che si vanno ad aggiungere ai 5 dei loro alleati dell’Alleanza Nazionale per la Riforma. Il risultato è da considerarsi positivo, tenuto conto dei lunghi anni di boicottaggio elettorale, della chiusura legale della loro sede e delle divergenze interne che hanno minato l’equilibrio del gruppo.

Sicuramente l’aspetto positivo più importante per i Fratelli Musulmani è il ritorno alla vita politica insieme alla continua capacità di stringere alleanze e l’abbandono degli slogan tradizionali in direzione di una politica nazionale, dall’altra parte però bisogna analizzare punti importanti, come ad esempio le fasce di voto all’interno del paese: se è vero che la Fratellanza ha mantenuto una buona presenza nella città di Amman, che rappresenta un grande bacino demografico nel paese, tuttavia ha visto diminuire il consenso nei governatorati di  Zarqa e Irbid, sue principali roccaforti, mentre in altre regioni del regno si è registrata un’assenza di liste senza precedenti. Tale fenomeno non è riconducibile solo a una scarsa presenza negli anni passati, in particolar modo dagli anni ’90, dovuta anche all’influenza della “politica ufficiale”, ma riflette ulteriormente le divisioni interne al gruppo, soprattutto tra l’ala moderata e le sue successive diramazioni come il partito Centro Islamico. C’è quindi uno squilibrio all’interno della struttura sociale del gruppo che è emerso chiaramente nelle recenti elezioni.

Di una decina di candidati eletti, il 30% è costituito da donne. Ciò rappresenta un importante cambiamento nell’equilibrio di potere tra i generi e mostra il ruolo di primo piano che ha iniziato a ricoprire la donna anche se, allo stesso tempo, non si riflette in modo chiaro all’interno dei quadri dirigenti e i tentativi di coinvolgere le donne nelle istituzioni hanno più un carattere estetico che sostanziale.

Questo cambiamento puramente formale si può rintracciare anche nell’assenza di un programma e di proposte chiare su problemi economici, politici, culturali e sociali; monitorando le elezioni e i raduni del gruppo emerge un reale problema di consapevolezza politica da parte dei candidati. Se guardiamo al passato troviamo discorsi ideologici-emotivi che si andavano ad affiancare a un approccio pragmatico; mentre si è persa questa seconda tendenza, rimangono solo candidati che non hanno alcuna consapevolezza politica. Un esempio sono le parole pronunciate nel corso della campagna elettorale da una candidata che voleva “modificare quelle leggi che nella Costituzione sono contro la legge islamica”: questa dichiarazione mostra la completa mancanza di conoscenza riguardo le regole del processo legislativo e la distinzione tra legge costituzionale e ordinaria.

In conclusione, se i Fratelli Musulmani hanno elaborato un discorso politico più articolato rispetto al passato e la loro partecipazione alle elezioni è da considerare positiva, devono ancora percorrere un lungo cammino per evolversi non solo a livello estetico, ma anche strutturale e di contenuti.

Mohammed Abu Rumman è ricercatore specializzato in pensiero politico e movimenti islamici nel centro di studi strategici della University of Jordan. 

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