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Fratelli Musulmani e Ennahda: storia di due percorsi

Di Bashir Abd Al-Fatah. Al-Jazeera (11/02/2014). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

Dopo circa due anni di contrasti e trattative, i tunisini sono riusciti a promulgare la nuova Costituzione, approvata dall’Assemblea Nazionale Costituente con il 92% di consensi, e a trovare l’accordo su un governo indipendente e neutrale composto da tecnocrati, che gestisca il rimanente periodo di transizione e vigili sulle prossime elezioni. Proprio questi successi politici hanno indotto a mettere a confronto il percorso tunisino e quello egiziano, rilevando varie differenze sostanziali.

Ruolo dell’esercito. Fin dalla fondazione dello Stato egiziano moderno (1805), l’esercito ha svolto un ruolo cruciale, fino a divenire il termine noto dell’equazione politica. D’altro canto, la debolezza delle élite politiche civili e l’erosione della fiducia della maggioranza del popolo nella loro capacità di gestire il Paese hanno spianato la strada al ruolo politico dell’esercito, considerato sempre più come un “salvatore”. In Tunisia, invece, malgrado il contributo tangibile dei vertici dell’esercito alla rivoluzione popolare che ha destituito il regime di Ben Ali, sembra che la sua presenza sulla scena politica sia modesta. Infatti, il deposto presidente aveva rafforzato gli apparati di sicurezza e della polizia a spese dell’esercito, il cui ruolo politico era gradualmente regredito.

Capacità delle élite civili. Dalla rivoluzione, in Tunisia si è verificata una polarizzazione tra laici e islamisti che ha generato intense crisi politiche e di sicurezza, senza però portare a una svolta militare. Al contrario dell’Egitto, le forze liberali e di sinistra hanno adottato la via del dialogo e della lotta politica democratica, invece di incitare all’esclusione degli islamisti o di rivolgersi all’esercito, senza peraltro fare pressioni politiche, propagandistiche o psicologiche sul movimento di Ennahda per spingerlo nell’angolo o indurlo alla violenza. Di conseguenza, quest’ultimo si è sempre più avvicinato ai principi della democrazia e dello Stato civile e ha perfino contrastato i tentativi della corrente salafita jihadista di spazzare via i successi ottenuti. L’Egitto, invece, soffre di un’evidente debolezza della sua élite politica civile, rispetto a quella militare, anche a causa del “rastrellamento” politico operato dal regime di luglio. Oggi una consistente parte di egiziani scommette sulle forze armate quali protettrici e custodi degli obiettivi di sviluppo e democrazia.

Flessibilità degli islamisti. Al contrario della Fratellanza, Ennahda ha mostrato flessibilità nelle trattative e nonostante avesse ottenuto la maggioranza alle elezioni di ottobre 2011 non si è aggrappata alla “legittimità delle urne”: non ha provocato le altre correnti politiche, accentrando il potere e ripetendo i modelli dei regimi scomparsi, e ha poi cercato l’accordo, formando un governo di coalizione rappresentato dalla troika. Le fazioni salafite hanno fortemente accusato il movimento di aver partecipato alla stesura di una Costituzione priva di riferimenti ideologici all’islam. Ennahda ha impiegato l’esercito per combattere ed estirpare i focolai salafiti jihadisti, i cui atti terroristici contro attivisti politici laici hanno deturpato l’immagine degli islamisti e intensificato le critiche nei suoi confronti. Inoltre, mentre Ennahda è divenuta parte integrante della vita politica e del processo di transizione democratica, i Fratelli Musulmani sono precipitati nelle tenebre del suicidio politico dopo che, per la prima volta, sono entrati contemporaneamente in scontro diretto con lo Stato e la società, condannandosi a uscire dalla scena politica, seppur momentaneamente.

Influenza dell’intervento straniero. Per via della posizione geografica e della crescente influenza a livello regionale e internazionale, l’Egitto ha subito diverse e continue ondate di ingerenze esterne, per far abortire la rivoluzione, per deviarla dal suo percorso oppure per adattarla all’interesse di questa o quella parte. Invece la Tunisia, essendo meno influente e lontana dalle zone calde, è stata meno esposta a ingerenze regionali e internazionali.

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Roberta Papaleo

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