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Francia: obiettivo comune di Daesh e Assad

Di Elias Harfoush. Al-Hayat (15/11/2015). Traduzione e sintesi di Federico Seibusi.

È guerra aperta fra l’organizzazione terroristica di Daesh (ISIS) e i governi occidentali. Si tratta di una guerra che coinvolge sulla sua strada chiunque si trovi per caso in prima linea, che sia un civile o un militare.

Un certo numero di paesi occidentali, fra cui la Francia, combattono l’organizzazione nei luoghi in cui si trova, e mentre questi stati dichiarano che i loro obiettivi sono i combattenti di Daesh, non è improbabile che ci siano anche vittime civili; vittime provocate delle incursioni aeree. D’altra parte,  lo Stato Islamico porta la sua battaglia fuori dai propri confini, per rispondere alla guerra aperta. Tuttavia, non potendo attaccare direttamente con una campagna militare, sceglie i cittadini innocenti che sono degli obiettivi facili, come si è visto nella capitale francese.

È difficile collocare il terrorismo che ha colpito Parigi al di fuori della serie di crimini di cui si è dichiarato responsabile Daesh, come l’esplosione dell’aereo russo a Sharm el-Sheikh e la doppia esplosione a Burj el-Barajneh nei sobborghi a sud di Beirut. Un terrorismo che ha dichiarato chiaramente che Daesh è pronto a compiere ogni tipo di atrocità, poiché ha percepito che le operazioni condotte contro di esso lo stanno esponendo al pericolo di estinzione.

A Beirut, il messaggio era diretto a Hizbollah che entrato in guerra a fianco del regime siriano; e a Sharm el-Sheikh il messaggio era rivolta alla Russia. Mentre a Parigi, l’attacco mirava proprio alla Francia, unico Stato occidentale, a fianco degli Stati Uniti, che conduce operazioni dirette contro l’organizzazione terroristica in Siria, oltre ad aver partecipato nelle battaglie contro gli alleati dell’organizzazione nella regione della costa africana.

Daesh ormai si trova in un vicolo cieco e da qui nasce la natura suicida delle sue attività. Fino ad ora aveva limitato le sue atrocità e la sua barbarie all’interno dei suoi confini, massacrando innocenti ostaggi.  Negli ultimi tempi, l’organizzazione terroristica ha subito numerose sconfitte e forse la più importante è stata la perdita di Sinjar che ha significato la frammentazione dei collegamenti fra le regioni conquistate di Iraq e Siria. Inoltre, la caduta di Sinjar può significare la caduta della città di Mosul, da cui Al-Baghdadi si è mostrato al mondo per la prima volta, dopo aver annunciato il suo califfato.

Un altro elemento che non si può ignorare è l’uccisione di Mohammed Emwazi (il cosiddetto “Jihadi John”), che si stava spostando in macchina con un’altra persona a Raqqa, capitale del califfato. L’importanza della sua morte non è data dal suo ruolo nello sviluppo dei piani di Daesh, ma dal fatto di essere stato preso di mira da un drone, che ha potuto identificare i suoi movimenti con precisione.

Per i terroristi si tratta di un chiaro avvertimento che l’intelligence occidentale li può inseguire ed eliminare.

Daesh ha preso di mira la Francia, sperando che si diffonda uno stato di terrore nei paesi occidentali, obbligandoli a ritirarsi dalla guerra. Tuttavia, essa non è un obiettivo solo per Daesh. Dall’altra parte dello scenario, mentre le dichiarazioni di disapprovazione e condanna dei crimini di Parigi fuoriescono a gran voce, il presidente Bashar al-Assad ha trovato l’opportunità per crogiolarsi e criticare il governo francese che era il più intransigente nei suoi confronti.

Assad ha detto che “le politiche errate della Francia sono responsabili dell’espansione del terrorismo”, e ha affermato che “gli attacchi di Parigi non si posso separare da ciò che accade in Siria da cinque anni”, ponendo un’analogia tra i terroristi che hanno fatto esplodere i ristoranti, i caffè e le sale concerti a Parigi e i giovano siriani che chiedono la riforma del regime dal marzo 2011.

Inoltre, il momento degli attacchi parigini è stato sospetto alla vigilia della riunione di Vienna, istituita per discutere della crisi siriana. Gli attacchi hanno oscurato qualsiasi altra discussione, dando priorità alla lotta al terrorismo. Questa è stata lo slogan di Assad, sin dall’inizio della lotta con la sua opposizione.

Gli attacchi di Parigi hanno spinto persino il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, il quale si è distinto particolarmente nel richiedere un cambiamento in Siria, a desiderare un rafforzamento del coordinamento internazionale nella lotta a Daesh, prima di prendere qualsiasi altra decisione.

Lo Stato Islamico spera che gli attacchi di Parigi portino il terrorismo in Francia e in Occidente, ma non è l’unica fazione che ritiene sia un’ottima occasione per trarre vantaggio da questi crimini.

Elias Harfoush è un giornalista ed editorialista del quotidiano di Londra Al Hayat.

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Roberta Papaleo

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