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Flashback letterario: Imru’ al Qays e le mu’allaqat

Nel VI secolo nella Penisola Araba nasceva Imru’ al-Qays. Figlio di Hurj, re di Kinda, la sua biografia è imprescindibile dalla leggenda e se ne trovano molte versioni discordi.

Imru al-QaysLui è il primo autore che si studia alla prima lezione del primo corso del primo anno di Letteratura Araba. Con lui ci si immerge nel meraviglioso mondo che questa letteratura racchiude.

Io personalmente, ho avuto un rapporto di amore-odio con questo personaggio. Da un lato gli riconosco il ruolo di iniziatore di questa mia passione, mentre dall’altro, ricordo che il mio professore ne parlò così tanto e a lungo che ad un certo punto iniziai a non volerne più sapere di lui!

In ogni caso ho deciso che è giunto il momento anche per questo blog di incontrare il mitico Imru’ al-Qays.

Come vi dicevo prima, la sua vita è più leggenda che realtà. Di sicuro si sa che era uno dei figli del re di Kinda e che fu esiliato per un diverbio con il padre. Si narra che fosse dedito ad una vita dissoluta e godereccia e che il padre non approvò mai la sua carriera di poeta, ritenuta poco decorosa per un principe. Nelle versioni più estreme Hurj tentò addirittura di uccidere il figlio tramite un sicario, il quale però si intenerì alla vista del giovane e portò al re il cuore di una gazzella, fatti che a me ricordano tantissimo l‘inizio di Biancaneve e i Sette Nani.

Sembrerebbe invece abbastanza fedele alla realtà storica che il padre fu ucciso per mano di una tribù ribelle. Il mistero però, si infittì nel momento in cui Imru’ al Qays decise di vendicare la morte del re e di riconquistare il territorio perduto. Iniziò, quindi, a vagabondare per la Penisola Araba alla ricerca di alleati, ma i regni limitrofi negarono il loro appoggio alla battaglia personale del poeta. Fu costretto a spostarsi sempre più lontano, fino in Turchia, dove l’accolse a Bisanzio l’imperatore Giustiniano, che in certo senso fu anche suo mecenate. Da qui le leggende si complicano enormemente: chi racconta che l’imperatore fu infastidito dall’atteggiamento di Imru’ al Qays e lo allontanò, chi narra che il poeta ebbe il coraggio di sedurre la figlia di Giustiniano, il quale, venutolo a sapere, gli assicurò il suo aiuto, ma lo fece uccidere con un mantello avvelenato. Addirittura una leggenda vuole che accortosi dalla morte, scese da cavallo e iniziò a scavare la sua propria tomba,ma in quel punto era già stata seppellita una donna. Decise allora di introdursi nella tomba con lei e di dedicarle i suoi ultimi versi.

Certo è che non riuscì mai a riconquistare il regno del padre.

Oltre a queste mirabolanti leggende, Imru’ al-Qays è ritenuto il padre di una delle forme poetiche arabe per eccellenza, la qasida, poema di una certa lunghezza, che mantiene sempre la stessa rima e presenta un tema unitario.

Della sua produzione, ciò che è arrivato fino a noi è proprio la sua qasida, che fa parte della mu’allaqat, le “appese”, letteralmente, termine con il quale si indicano sette poemi lunghi ritenuti la massima espressione dell’epoca pre-islamica, cioè quella antecedente la nascita di Maometto e dell’avvento dell’islam. Anche in questo caso non è certa l’origine del termine mu’allaqat, ma secondo la tesi più accreditata questi poemi furono appesi alla Kaaba, cosicché i fedeli (pagani, mi raccomando!) imparassero il poema e lo diffondessero per tutta la Penisola Araba.

Il testo è splendido e di una musicalità incredibile. Per questo vi voglio lasciare con la registrazione audio in arabo della qasida di Imru’ al Qays.

Buona lettura… e buon ascolto!


Claudia Negrini

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