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Flashback letterario: Abu Nuwas, il poeta del vino

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A cavallo tra VIII e IX secolo viveva presso la corte di Harun al-Rashid, califfo abbaside, uno dei poeti più controversi della letteratura araba. Si tratta di Abu Nuwas, una sorta di D’Annunzio arabo, dedito a qualsiasi piacere terrestre.

Nato da padre arabo e madre persiana forse a Ahwàz, nell’attuale Iran, anche se alcuni studiosi indicano Bassora come sua città natale, presto si trasferì a Baghdad, la capitale culturale dell’epoca. Ben presto acquista visibilità, tanto da diventare poeta di corte.

Alcuni resoconti dell’epoca dicono che fosse di una bellezza straordinaria, fatto che sicuramente lo aiutò a condurre la vita libertina che tanto amava. Nei suoi componimenti predicava l’amore libero, senza fare troppe differenze tra uomini e donne, consigliando come soluzione ad ogni problema un bel bicchiere di vino, prodotto, allora, dai conventi cristiani di cui il poeta iracheno era assiduo frequentatore.

La perenne ubriachezza e la cocciutaggine per cui era famoso, però, gli complicarono non poco la vita. Per esempio fu costretto a fuggire in Egitto, dopo aver composto un’elegia in onore di una nobile famiglia persiana che era stata giustiziata dal califfo stesso.

Potè fare ritorno alla corte di Baghdad solo in seguito alla morte di Harun al-Rashid, quando prese il trono il figlio, al-Amin. Quest’ultimo era stato suo allievo e, sulle orme del maestro, era libertino quanto lui. Ciò gli diede moltissima libertà, spingendolo a produrre in questo periodo la maggior parte de suoi componimenti tra cui la sua qasida più famosa dedicata proprio alle prodezze del giovane califfo abbaside.

Le cose si complicarono notevolmente quando al-Ma’mun, fratello puritano di al-Amin, prese il potere. Alcuni resoconti narrano di alcuni tentativi del poeta di redimersi, dedicandosi alla religione, probabilmente per conquistare i favori del nuovo califfo. Ciononostante si racconta anche che il segretario del califfo avesse provocato Abu Nuwas, chiedendogli di scrivere una satira sul quarto califfo, ‘Ali. Il poeta, prevedibilmente ubriaco, non si fece pregare troppo e assecondò la sua richiesta. Purtroppo per lui questo gli valse la prigione, dove non è chiaro se morì o venne avvelenato.

L’eccentricità di questo personaggio ha affascinato e influenzato molti autori successivi. Una versione stilizzata del poeta libertino appare in alcuni racconti del famoso “Le mille e una notte”, insieme al mitico califfo Harun al-Rashid.

Spesso la sua personalità prorompente ha eclissato i suoi reali meriti artistici che però non sono da sottovalutare. A lui, e ad altri autori a lui contemporanei, si deve l’invenzione di una forma letteraria chiamata mu’amma, un indovinello risolvibile anagrammando le parole che lo componevano. Anche il genere della satira, ha raggiunto con Abu Nuwas picchi di estrema espressività.

Ma soprattutto il poeta abbaside si è dilettato di quella poesia che noi definiremmo bacchica, dedicata al vino, inneggiando il suo sapore, il suo colore e le sue virtù. Per questo vi lascio con tre versi che elogiano questa bevanda:

Fate circolare la coppa, e si dileguerà
la sventura, e il mio occhio godrà
lo squisito profumo del mondo.

Buona Lettura!

Claudia Negrini

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